sabato 17 dicembre 2011

Benito Berlusconi c'è...


Il fatto che il re del bunga-bunga non sia più premier non significa sostanzialmente nulla.
E' certo che si è dimissionato per "legge" non avendo più la maggioranza, tuttavia, (a prescindere che se voleva poteva anche rimanere dov'era: bastava che si comprasse qualche altro verme scilipotiano), già il fatto di essere premier del suo partito costituisce un fatto di continuità di potere.
Da non dimenticare che Monti deve continuamente fare i conti col PDL (cioè con lui) e, di conseguenza, li deve fare anche il PD, che per i noti motivi ha accettato la corresponsabilità di coesione disposta dal Colle.
Ma Berlusconi non solo è ma con la sua sbruffoneria di sempre, esercita ancora il potere deleterio e il danno che fa all'Italia non è affatto finito. Stupisce che di questo la sinistra non ne tenga conto anche se si può facilmente capire che la scelta è
- accettare il disposto del Capo dello Stato per fronteggiare l'emergenza col "governo del preside"
- mandare all'aria tutto e andare a elezioni anticipate 


Ciò significa che,
-se, per esempio, i super-ricchi si vedono ridotte le supertasse e non vengono affatto puniti i ladroni-scudati , -se non passa l'ICI a carico della Chiesa,
-se, insomma, non passa affatto una vera politica della sinistra, 
tutto ciò si dovrebbe inghiottire in nome del "male minore".
Intanto al "marpione" gli avanza tanto ancora da sogghignare a Monti definendolo "disperato", e gli avanza anche da fare il verso al suo vero "maestro di vita" Benito Mussolini.
A lui che faceva il premier a tempo perso tra un bunga e l'altro, ora gli avanza da irridere la persona perbene, che, sostituendolo, malgrado tutto, ha reso più presentabile l'Italia agli occhi del mondo.


Domanda:
Perché il "mondo" non riesce a liberarsi definitivamente da questo Benito Berlusconi magari offrendogli di diventare presidente di Antigua (dove ha già il suo feudo), o di un analoga repubblica delle banane?


(magari in duumvirato con Bossi ) 






giovedì 24 novembre 2011

Il primo miracolo


A parte la "benemerita" Lega,  questo è davvero il primo governo bipartisan mai visto in Italia.
Nemmeno al tempo del compromesso storico è successo.
E, udite udite, il "Supermario" sta già facendo miracoli.
I miracoli sulle magagne dell'Italia, quelli ancora no: poi, coi casini che ci sono .. .ci vuole tempo e non poco.
E noi glielo diamo tutto. Non saremo certo noi (che gli crediamo) ad impedirgli di lavorare con anche gli auguri di buon lavoro!
Ma un primo miracolo c'è, ed è innegabile!
Merkel e Sarkozy gli danno piena fiducia! Ci danno fiducia!
La Merkel ha esultato e definito niente meno che impressionante quanto Monti deve averle detto su cosa intende fare per l'Italia.
Sarkozy? Vedremo.(ma chi tace acconsente...)
Almeno il primo passo, quindi, è fatto!
Abbiamo un premier finalmente credibile!
Abbiamo un premier che ci sta  ha riscattando dalla frofezia faceta di Berlusconi.
Quella che faceva ridere l'Europa e il mondo intero!

Ora, però, mi aspetterei il secondo miracolo:
sapere che cosa Monti ha detto alla Merkel.

Vorrei impressionarmi anch'io!





lunedì 21 novembre 2011

Berlusconi c'è ancora!!



Se i sondaggi, pur segnalandone il calo, danno il pdl ancora al 25% (4 punti dopo il PD), vuol dire che esiste ancora una grossa parte di italiani che  crede ancora nell'ex premier e che sogna che ritorni presto col suo "regno dei balocchi".
Molti infatti credono che in Italia non c'è nessuna crisi.
Esattamente sulla base degi ultimi "fioretti" i del loro Silvio che , poco prima di andarsene, diceva : " ma quale crisi? le autostrade sono piene,  i ristoranti anche, e le navi crociera anche."
Anche se dimissionario (e dimissionato), Silvio c'è.
Il berlusconismo continua nella mente del suo "popolo" della "libertà" e dell'"insipienza".
Questa "parte" di popolo italiano finge di non sapere che ogni euro che esce dalle tasche di ciascuno è un euro in rosso poiché esce dal debito colossale che cresce di giorno in giorno.
Finge di non sapere che che più aumenta quel rosso, più aumenterà la necessità di pagarlo e il peso su chi dovrebbe pagarlo.
Chi? Non certo loro ma certamente chi non può permettersi né weekend, né vacanze né ristorante perché così sono sempre andate le cose: i furbi non hanno mai pagato.
E'grazie alla parte di popolo che si sente dalla parte dei furbi che il debito sale.
A quella parte di chi vive nell'accettazione dell'egoismo e dell'abilità del più furbo e del mentitore.
Che continua a propinare una realtà falsa ed ottenebrata dai sogni e dalle menzogne proprie del berlusconismo.

lunedì 14 novembre 2011

L'italia è il paese che ama!


A parte il "c.ni" con cui definiva chi non avrebbe votato per lui e a parte che quell'Italia che lui dice di amare l'ha definita "m.da", devo dirvi che da ieri speravo di non essere più indotto a parlare ancora di LUI.
Non ne avrei più voglia e credo che anche molti di voi, la pensino così.
Ma, guarda caso..non c'è niente da fare, costui non la finisce mai più con i suoi effetti speciali e quindi, come tacere?
"l'Italia è il paese che amo", "non solo non lascio ma raddoppio" e via così nel melodramma "déja vu"!
Ma che vuole ancora "costui" dall'Italia?
Diciott'anni non sono bastati per vedere che il 90% di ciò che ha detto e promesso, non ha mai fatto?
Dell'Italia invece ha fatto qualcosa di suo personale riuscendo nel consenso e, persino, a piegare giustizia e leggi a suo uso e consumo.
Perché costui si ostina a farsi credere, stimare ancora?
Non vede che l'evidenza dei fatti (tra l'altro da lui stesso riconosciuti) dimostrano il suo fallimento? 
Come può essere ancora creduto?
Perché continua a credersi ancora l'uomo del miracolo mentre è si è dimostrato essere tutt'altra cosa?
Vabè, in Italia, si dice, succede di tutto, tutto ci si può aspettare; in fondo le cose in Italia vanno quasi sempre  in modo così...anomalo, imprevisto, spesso drammatico!
L'Italia, nella sua storia come nel suo recente passato, di errori ne ha commessi e tanti!
Di guai ne ha subìti e ne subisce. E tanti!  Invasioni, crisi, guerre, truffe, crimini, mafie!
Ladroni e criminali (politici e non) continuano a farne scempio in barba alle leggi, e l'onda dell'insipienza, del gossip, della demenzialità è sempre alta.

Eppure non è stato sempre così!
L'Italia ha anche sempre saputo risorgere, riscattarsi, rinsavire.
Ha sempre tratto lezione di saggezza dai suoi errori!
Si è liberata dal tiranno fascista risorgendo dalle macerie della guerra e si è rifondata in una delle più belle Costituzioni democratiche.
Ha dimostrato grandissime potenzialità d'ingegno e forza di volontà nel ricostruire da macerie e nel progresso industriale (siamo la 7 potenza mondiale) e si è sempre riscattata dall'errore.
L'errore è spesso inevitabile, ma non mai è irrimediabile!


Va bè. 
Ora abbiamo sbagliato ancora, credendo in un sogno.
Ne usciremo con dignità,
Come sempre

(http://doma-n-de.blogspot.com/2011/11/toh-e-la-fine-ingloriosa-del-sogno.html)





Nel gennaio del 2011, il Professor Mario Monti si esprimeva così





Esistono in Italia due illusionismi. Essi sono riconducibili, sia detto senza alcuna ironia, alla dottrina di Karl Marx e alla personalità di Silvio Berlusconi.
Marx ha alimentato a lungo un sogno sul futuro: la classe operaia un giorno avrebbe vinto il capitalismo e avrebbe governato come classe egemone in un sistema più equo. Fallito quel sogno, in quasi tutti i Paesi le rappresentanze della classe operaia e delle nuove fasce deboli hanno modificato le loro azioni e rivendicazioni, ispirandole all’ esigenza di tutelare al meglio e pragmaticamente tali interessi nel contesto di economie di mercato che devono affermarsi nella competizione internazionale. Solo così possono creare lo spazio per dosi maggiori di socialità (adeguati servizi sociali, sistema fiscale redistributivo, ecc.) che, per essere effettivamente conquistate, richiederanno appunto quelle azioni e rivendicazioni.
In Italia, data la maggiore influenza avuta dalla cultura marxista e la quasi assenza di una cultura liberale, si è protratta più a lungo, in una parte dell’ opinione pubblica e della classe dirigente, la priorità data alla rivendicazione ideale, su basi di istanze etiche, rispetto alla rivendicazione pragmatica, fondata su ciò che può essere ottenuto, anche con durezza ma in modo sostenibile, cioè nel vincolo della competitività.
Questo arcaico stile di rivendicazione, che finisce spesso per fare il danno degli interessi tutelati, è un grosso ostacolo alle riforme. Ma può venire superato. L’abbiamo visto di recente con le due importanti riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne. Grazie alla loro determinazione, verrà un po’ ridotto l’handicap dell’Italia nel formare studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili.
Ma in molti altri casi, basta pensare alle libere professioni, il potere delle corporazioni ha impedito che le riforme andassero in porto o addirittura venissero intraprese. E lì non si tratta di tenaci fiammelle rivendicative fuori tempo (ma che almeno vorrebbero tutelare fasce deboli della società), bensì di corposi interessi privilegiati che, pur di non lasciar toccare le loro rendite, manovrano un polo contro l’altro: veri beneficiari del bipolarismo italiano!
Se Marx ha alimentato un sogno sul futuro, del quale in Italia sopravvivono tracce significative, Berlusconi ha fatto di più. Egli è riuscito ad alimentare, in moltissimi italiani, un sogno sul presente, per il quale la verifica sulla realtà dovrebbe essere più facile. Molti credono che oggi, in Italia, ci sia davvero un pericolo comunista (non solo quell’eredità di cui si è detto sopra, che ostacola le riforme). Molti credono che i governi Berlusconi abbiano davvero portato una rivoluzione liberale (come avevo sperato anch’io, incoraggiandolo da queste colonne ad un «Liberismo disciplinato e rigoroso», 8 maggio 1994).
Soprattutto, di fronte al magnetismo comunicativo del premier, molti credono che l’Italia — oltre ad avere, anche per merito del governo, riportato indubbiamente meno danni di altri Paesi dalla crisi finanziaria — davvero non abbia gravi problemi strutturali irrisolti, anche per insufficienze di questo e dei precedenti governi.
Ma, come ha detto il presidente Napolitano, «non possiamo consentirci il lusso di discorsi rassicuranti, di rappresentazioni convenzionali del nostro lieto vivere collettivo». L’illusionismo berlusconiano non fa sentire al Paese la necessità delle riforme, che comunque l’illusionismo marxiano e il cinismo delle corporazioni provvedono a rendere più difficili. Eppure, la riforma dell’università e la riforma della contrattazione indicano la strada, mostrano che è possibile percorrerla. Se si procederà così, le gravi tare dell’Italia elencate da Ernesto Galli della Loggia (Corriere, 30 dicembre) potranno essere rimosse in cinque o dieci anni, senza cedere al «disperato qualunquismo».
(Mario Monti)

sabato 12 novembre 2011

E' caduto il RE?


Ma non è successo niente?
*che stia cadendo il governo Berlusconi,
*che l'Italia sia sull'"orlo del baratro",
*che una la "casta" sia ancora al potere e che non sembri affatto intenzionata ad andarsene,
*che centinaia di aziende chiudano,
*che lavoro e futuro per i giovani sia "un'illusione",
*che mafie, corruzioni evasione e truffe siano in espansione...
* che (ecc.ecc.)
di tutto ciò interessa a qualcuno?
Oppure non è successo nulla e va tutto per il meglio?
(o forse è meglio far finta di nulla se no magari si passa per catastrofisti??)

venerdì 11 novembre 2011

Toh, è la fine (ingloriosa) del SOGNO?



post 6  su tema in discussione:  

E' come aver creduto nel paradiso.Invece era un bordello.



Domanda:
Le dimissioni di Berlusconi sono vere dimissioni?

Sì, se considerate (etimologicamente) come risoluzione di un rapporto.
(Tipo quello che  B aveva sancito solennemente nello studio di Vespa nel Contratto con gli I italiani.)
Sì, questo contratto è finito.
E' finito per il venir meno del numero di voti che doveva sostenerlo in quella maledetta approvazione del rendiconto annuale. E che hanno dimostrato che Berlusconi non ha più la maggioranza.

Cessa così il suo essere primo ministro di tutti gli Italiani.
Ma il suo, come sappiamo, (v. tema-discussione) quello con gli Italiani, non era solo un rapporto ministeriale.
Lui, il  contratto con l'Italia di Vespa l'aveva già in atto da molto tempo prima.


Berlusconi non ha introdotto il berlusconismo divenendo capo di governo.
L'aveva già introdotto con sue tv, e con la sua immagine gossipara di saltimbanco, seduttore, di uomo della provvidenza ineguagliabile e  del "ghepensimì".

  • Voleva mettere a soqquadro (così aveva in mente)  la Costituzione per lui un ammasso grigio e tetro di legislazioni e regole.
  • Ogni suo atto di governo doveva avere prima di tutto una priorità: se stesso, le sue avventure imprenditoriali, il suo conflitto d'interessi che doveva essere salvato con leggi adpersonam e contro i magistrati comunisti.  
  • Il suo sogno era quello di far sognare a tutti di realizzarsi un giorno secondo il suo stile, la sua immagine.

Con un  lieve particolare.
Tutti noi, perseguendo quel sogno, avremmo (secondo lui) accettato la sua egemonìa , poiché quella doveva essere l'unica via giusta che avrebbe portato all'elevazione e al benessere per tutti.
E per questo tutti l'avrebbero seguito, onorato, obbedito.
Diventare come lui: conquistatore, ricco, felice. Che sogno!

E allora? Che cavolo è successo? Perché andarsene via così? Perché le dimissioni?
In fondo nessuno l'avrebbe cacciato. Forse un probabile voto di sfiducia, ma non era la prima volta.
Quante volte sembrava che se ne andasse e invece poi...
Invece, stavolta quei 308 voti erano davvero 308 e non c'è stata barba di Scilipoti a farli aumentare.
E con questo, finisce il berlusconismo??
Nemmeno per sogno. Anche se minoritari, quei 308 voti che hanno approvato il rendiconto in minoranza , secondo voi sono pochi?
Non solo non sono pochi, ma sono tali che il nostro, anche andando al Colle con le dimissioni in mano, in realtà non saranno le sue vere dimissioni.
Per il semplice motivo che né Berlusconi né il berlusconismo non è qualcosa che si di-s-mette, come un vestito. 
Un  berlusconismo quasi ventennale no, non si può di-s-mettere come un vestito!
In fondo:

*-entrandoci in casa ogni giorno con le sue tv, con i suoi scandali, con le sue olgettine, era rotto ogni schema del grigiore quotidiano !
*-proponendoci i suoi scandali, ci faceva uscire dalla monotona quotidianità, dalla noia!
*-le nonne lo adorano e scendono in piazza a cantare lodi!.
*-le mamme invocano il letto con lui per le loro figlie!
*-moltissimi adoranti lo prendono ad imitazione quale esempio di virtù!
*-si scrivono su di lui  valanghe di libri, fiumi d'inchiostro!
Insomma, la sua vita sembra un poema omerico. Forse lo è davvero!

Domanda.
Tutto ciò può finire con le sue dimissioni?
Assolutamente no.
****

Ma adesso verrà il prof. Mario Monti a prendere il suo posto.
Quale differenza tra le due figure!

L'una (B) digrignante 48 denti di sorriso ammiccante (da un "olgettina" all'altra: lui faceva il Presidente del Consiglio a tempo perso).
L'altra, il prof.Monti: il vero volto dell'austerità e della "pace" (dei sensi).


(Ve lo figurereste  Monti che spara barzellette sconce e, soprattutto, nei panni di seduttore dei ginecei?
Ve lo immaginate in avventure sexy con le nipotine di Mubarak?
Un abisso,(nevvero?), tra le due figure.)

Già , per come posso conoscerla, la figura di Mario Monti, in paragone, non è nulla in confronto.
Intendo nulla riferendomi al troppo di anomalo e negativo propri del berlusconismo.
Cioè la sua  (non)cultura, la sua(non) mitologia.
Ma pur sempre (non)cultura e (non)mitologia perdurante da oltre vent'anni!


Per finire:
Sì, penso ci mancherà tanto il Berlusca!
Le nostre serate alla tv, pensate, di cosa parleranno? Ci saranno ancora i Santoro, i Travaglio? E se ci saranno, di cosa (s)parleranno?
Che tristezza! Non ci saranno più le Ruby, le Noemi, le Nicole sfavillanti di cosce e di seni  ad allietarci?
Domanda:
Insomma, il sogno è davvero finito?
Assolutamente no. Lui ha solo accettato (anche se non poteva diversamente) una tregua provvisoria.
La sua avventura non può finire con le sue dimissioni!

E forse il bello deve ancora cominciare...
(ma forse anche no, Diovolesse!)

domenica 6 novembre 2011

IL VERTICE DEL PD NEI CASINI

La proposta del vertice del PD per il dopo elezioni è quella di un patto di governo tra progressisti e Terzo Polo di centro. Bersani ieri a Piazza S. Giovanni ha sostenuto che la parola d'ordine dovrà essere “ricostruzione”, cioè mettere mano allalegislatura con una serie di riforme, un “patto costituente“ dalle maglie larghe e senza paletti ben precisi e proprio per questo ambiguo e pericoloso sia per le garanzie democratico-costituzionali che per i diritti economico-sociali. Si tratta di un pasticcio centrista, una svolta autoritaria presa senza che sia stata consultata la base e neppure discusso nelle sedi opportune. Lo scopo è andare incontro alle pulsioni anticostituzionali e al neoliberismo antipopolare del Terzo Polo, rappresentante dei poteri forti in Italia (Banche, Confindustria, alte gerarchie Vaticane ecc).  Decisamente contraria a questa svolta è la corrente progressista del senatore Ignazio Marino e, secondo i sondaggi, tutta la base del Pd, perché sacrifica la propria identità optando per un becero trasformismo.

Per Fini e l’Udc infatti la lettera ultraliberista della Banca Centrale Europea è la base programmatica; Fini per 15 anni ha votato le leggi ad personam pro Berlusconiha avallato tutte le porcherie di quel governo, la legge Gasparri che consacra il monopolio Mediaset, i tagli orizzontali di Gelmini e Tremonti, gli attacchi ai diritti dei lavoratori di Sacconi, le avventure guerrafondaie in Afghanistan. Egli rappresenta una destra gaullista, neo-gentiliana, un neoliberalismo autoritario incentrato anche su Presidenzialismo e nazionalismo guerrafondaio. Fini è quello del massacro di Genova del luglio 2001, quello della legge sull’immigrazione che raccoglieva firme nei gazebo contro i migranti, che nei comizi a Mirabello l’anno scorso rivendicava come antecedente ideale Almirante (il fucilatore di partigiani) e faceva tributare un’ovazione a Mirko Tremaglia, volontario repubblichino non pentito.
Casini e i suoi furbacchioni strizzano l'occhio ora a destra ora a sinistra e sempre al miglior offerente, per prendere poltrone nelle spartizioni. L’UDC è quella che da più parti veniva definita Unione Dei Condannati per l’alto numero di inquisiti e pregiudicati per reati infamanti lì presenti. L’UdC ha sostenuto una legge scudo per salvare Berlusconi dai processi, ha perpetrato l'aggressione sistematica alla magistratura e alla Costituzione, ha votato le peggiori leggi ad personam, è stata favorevole al nucleare e alla privatizzazione dall’acqua, ha posizioni di liberismo selvaggio in materia economica, approva i finanziamenti anticostituzionali alle scuole private e rasenta l’oscurantismo Medioevale su tematiche importanti quali: fine-vita e bio-testamento, scienza embrione e legge 194 sull’interruzione di gravidanza, pillola, coppie di fatto, laicità dello stato, diritti degli omosessuali e legge 40 sulla fecondazione assistita.
Come può una sinistra progressista ricercare alleanze simili? Non scordiamoci che l'Unione fallì anche in quanto coalizione disomogenea, che cercava di tenere tutti dentro e non riuscì a governare il Paese, aprendo il campo al ritorno di Berlusconi e dei suoi lanzichenecchi!

CHIAMIAMO IL TECNICO? 
Sembra probabile che nei prossimi giorni il governo Berlusconi non avrà più i voti in Parlamento per governare. Si aprirebbero allora 2 scenari: o elezioni anticipate entro 2-3 mesi, oppure un governo di transizione, di "larghe intese", sostenuto da un'ampia maggioranza in Parlamento: parte del PDL, Terzo Polo e PD, mentre Italia dei valori vorrebbe condizioni ben precise, e Vendola è contrario. A comporre il governo sarebbero dei “tecnici” mentre a presiederlo sarebbe Mario Monti e dovrebbe fare una riforma elettorale e prendere misure per l’emergenza economica. Ma il punto è proprio questo: quali misure sarebbero prese per uscire dalla crisi? Chi pagheràI governi “tecnici”, quando devono fare certe scelte, sono in realtà sempre politici. Il Terzo Polo di Fini Casini e Rutelli ripete come un mantra che “servono scelte impopolari” e dice di voler applicare la lettera che ci ha inviato la Banca Centrale Europea in agosto, quella che chiedeva di tagliare le protezioni sociali, le pensioni, impiegati pubblici e stipendi, di eliminare tutele dai licenziamenti e lo stesso contratto nazionale di lavoro, privatizzare i servizi pubblici e svendere beni e patrimoni collettivi. Un governo di tal fatta servirebbe solo a rendere più accettabile l'opera di macelleria sociale cambiando il macellaio.
Certo Bersani sabato al comizio ha parlato di tagli dei costi della politica, di una fortissima lotta all'evasione fiscale, di far pagare chi ha, ma che certezza c’è che il PD, magari sotto la pressione dei mercati e dell’UDC, non finisca per fare da stampella a quel governo con l’unico scopo di tenere buona la sua gente e far ingoiare le misure antipopolari richieste a gran voce dal Terzo Polo da Confindustria e dalla BCE? Il rischio è forte, dal momento che anche gli ultraliberisti presenti nel PD, da Enrico Letta a Morando a Veltroni, Tonini, Renzi la lettera della Bce la giudicano nientemeno che “irrefutabile”. E sbagliano, perchè trascurano il fatto che a fissare i tassi di interesse (variabile chiave per la sostenibilità del debito pubblico), non sono i mercati bensì le banche centrali, se lo vogliono, e perciò se il nostro Paese è costretto a pagare ben 100 miliardi di euro l’anno di interessi sul debito dipende dal fatto che, come sostengono economisti del calibro di Krugman, De Grauwe, Wyplosz, Tabellini, Benigno, oltre a Stefano Fassina ed altri esponenti del PD, la Bce non agisce come banca sovrana dei paesi europei, da prestatore illimitato di ultima istanza, così da portare i tassi sui debiti di tutti i paesi europei circa ai livelli tedeschi e creare disavanzi di bilancio necessari al sostegno della domanda aggregata e della crescita.
Ma anche Bersani sabato in piazza S. Giovanni ha parlato di mettere mano alle pensioni di anzianità per alzare l’età effettiva in cui si va in pensione, nonostante la CGIL abbia dimostrato, dati alla mano, che l'età effettiva di pensionamento degli uomini in Italia è di 61,1 anni, cioè poco meno che in Germania (61,8) e addirittura più che in Francia (59,7); per le donne il nostro dato (58,7) è inferiore sia a quello tedesco (60,5) che a quello francese (59,7), ma la parificazione della loro età di pensionamento a quella maschile da poco decisa eliminerà rapidamente il divario e addirittura lo invertirà.
Sono sconcertanti queste proposte, per le stesse forze dell’alternativa, per gli interessi dei lavoratori!
Perché non si ascolta l’ala social-riformista del PD (quella rappresentata da Stefano Fassina, responsabile economico), impegnata nel cercare di analizzare le cose con buon senso per dare una giusta risposta a questa crisi economica? È l’unica a capire che l’adesione alla  lettera della BCE è suicida per la forza di riferimento dei ceti popolari italiani.
Quali garanzie ci sono dunque che un governo “tecnico” non faccia politiche di austerità antipopolari? Si può rischiare questo solo per avere una diversa forma elettorale?


IN QUESTE CONDIZIONI È NECESSARIO ALLORA ANDARE ALLE URNE AL PIÙ PRESTO PERCHE' SOLO UN GOVERNO DI SINISTRA, CHE ABBIA L'AVALLO DELL'ELETTORATO, PUÒ RIDARE CREDIBILITÀ AL PAESE E AVERE 5 ANNI DAVANTI PER FARE UNA POLITICA ECONOMICA  EQUA E SOLIDALE CHE FACCIA PAGARE CHI HA E CHI NON HA MAI PAGATO, RILANCIANDO L’ECONOMIA.
NON ABBIAMO BISOGNO DI STRANI PAPOCCHI COI NEODEMOCRISTIANI: L’ALTERNATIVA C’È, SI CHIAMA NUOVO ULIVO, COL PD, ITALIA DEI VALORI, SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTÀ E L’APPOGGIO ESTERNO DELLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA: UN’ALTERNATIVA DEMOCRATICA, PROGRESSISTA E SOLIDALE PER BATTERE BERLUSCONI E LA SUA CRICCA!


Franco Pinerolo
Milano, 6 novembre 2011

mercoledì 26 ottobre 2011

QUALI RISPOSTE ALLA CRISI E ALLA SPECULAZIONE (Franco Pinerolo)





(pubblico su autorizzazione dello scrivente



Mentre in Spagna il forte movimento degli “indignados” ha imposto 12 punti al programma di governo del nuovo candidato della sinistra alle prossime elezioni, in Italia le proposte del movimento per rispondere alla crisi e alla speculazione sono ancora confuse e incerte.

La straordinaria mobilitazione di sabato 15 ottobre per le strade di 950 città della Terra, da Honk Kong a Boston, da San Paolo a Kuala Lumpur, da Sidney a Tokyo, ha dimostrato chiaramente che tutti i popoli del mondo non hanno più indugi a partecipare attivamente per denunciare le politiche di austerità praticate dai Governi a causa dalla crisi economica.
Ma queste immense manifestazioni, che hanno acceso tante speranze, da sole non bastano se le proposte, le piattaforme politiche di questo movimento, o non ci sono o non offrono strumenti per capire ciò che sta avvenendo e fornire prospettive e risposte chiare alla crisi.
 
QUALI RISPOSTE ALLA CRISI E ALLA SPECULAZIONE FINANZIARIA

LA RISPOSTA ULTRALIBERISTA, OVVERO: POLITICHE DI AUSTERITÀ.
È quella della «troika» rappresentata da Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale. Essi vogliono far funzionare il fondo salva-Stati Efsf per acquistare titoli di Stato della zona euro sul mercato secondario (non primario!) a condizioni capestro per il Paese di cui vengono sottoscritti i titoli. In pratica approfittano dello tsunami che si sta abbattendo sui prezzi dei titoli e fa aumentare i tassi d’interesse per far tagliare la spesa sociale (sanità, scuola, pensioni, pubblica amministrazione), precarizzare, attaccare i diritti e le tutele del lavoro, far svendere ai privati beni e servizi pubblici fondamentali. Il risultato di queste inaccettabili politiche di “austerità” lo vediamo in Grecia,  già tecnicamente fallita, perchè la domanda di merci, la produzione, l’occupazione, i redditi e perciò le entrate fiscali si riducono ulteriormente, e quindi diventa sempre più difficile rimborsare i debiti, alimentando così anche la speculazione finanziaria. Proseguendo lungo questa via anche l’Italia, il Portogallo e la Spagna finiranno verso un inesorabile crollo.

LA RISPOSTA SONNO-LENTA DELLE OPPOSIZIONI ISTITUZIONALI
Di fronte all’incalzare della speculazione, al liberismo selvaggio della troika europea,  le opposizioni della sinistra istituzionale, anche a livello europeo, arrancano, abbozzano, tentennano e si muovono con ritardi e contraddizioni insopportabili. Emblematico, ad esempio, in Italia quanto avvenuto nel PD dopo la famosa lettera di Draghi e Trichet, quando abbiamo assistito all’ennesima divisione interna, questa volta tra i neoliberisti (Letta, Veltroni, Fioroni, Follini) e gli antiliberisti (Stefano Fassina), l’ennesima frattura al vertice di un Partito che sembra irrimediabilmente attratto dalle sirene liberiste e oscurantiste dell’UDC. Pensare di costringere Berlusconi alle dimissioni attaccandolo sul terreno della insufficiente coerenza nella politica di austerity e nella esecuzione delle direttive Draghi-Trichet pare quanto di più assurdo possa fare il centro-sinistra!
Serve segnalare inoltre che, ad oggi, il PD, maggiore partito di opposizione, ancora risulta Partito Desaparecido per quanto riguarda una mobilitazione di piazza contro le politiche di austerità ispirate dal neoliberismo, nonostante il desiderio diffuso nella base di manifestare ed impegnarsi.

LA CONFUSA PROPOSTA ANTI CRISI PREVALENTE NEL MOVIMENTO DEGLI INDIGNATI ITALIANI
La confusa piattaforma del movimento in risposta alla crisi appare in tutta la sua evidenza in quello che viene definito il “Ripudio del debito”, cioè il default.
È difficile essere d’accordo sul rifiuto unilaterale di pagare il debito perchè:
1)      l’Italia è lontanissima da condizioni di prefallimento dello Stato perché il risparmio privato è il secondo in Europa dopo quello tedesco, mentre il patrimonio pubblico e quello privato sono immensi.
2)      il default sul debito italiano (che è in titoli di Stato) sarebbe pagato in parte non piccola proprio da lavoratori e pensionati che considerano i titoli di Stato un mezzo sicuro per mantenere i propri risparmi. Infatti, secondo stime di Morgan Stanley del luglio 2011, i cittadini italiani possiedono tra il 25% e il 30% dell’intero debito pubblico:  direttamente attraverso l’acquisto di titoli di Stato, o indirettamente attraverso fondi e polizze che acquistano titoli di Stato. Non serve neppure proporre un “default selettivo”, perché rispetto a uno stesso titolo di Stato è impossibile scegliere i creditori da privilegiare.
3)      Dopo un default i mercati internazionali dei capitali sarebbero indisponibili a finanziare l’Italia per diversi anni. Sarebbe dunque necessario un forte avanzo primario, un rigido controllo del deficit verso l’estero, e perciò politiche sul bilancio molto più dure di quelle oggi richieste dagli ultraliberisti europei
4)      Francia e Germania, nelle cui banche sono quasi metà dei titoli pubblici italiani attuerebbero misure devastanti verso la popolazione italiana.
5)      non pagare il debito significa uscire dall’euro e tornare alla lira, quindi subire un’inflazione a due cifre, e la distruzione dei risparmi e delle pensioni. Infatti  nel 1992, sotto l’attacco della speculazione, il governo italiano decise di sganciare la lira dal cambio fisso con il marco, ma per impedire che la svalutazione della lira e il conseguente aumento del prezzo delle merci importate comportassero una rincorsa salariale, i lavoratori subirono un accordo sul costo del lavoro che li fece pagare sia a causa delle politiche di austerità che a seguito del freno imposto ai salari
6)      dopo un eventuale ritorno alla lira ci ritroveremmo con il franco a 500 lire, mentre era a 300 prima dell’euro, col marco a 2000 lire mentre era a 1000 prima, e la sterlina a oltre 3000. Se ciò potrebbe favorire le vendite all'estero, infliggerebbe invece un colpo durissimo all’economia italiana a causa  del pagamento delle importazioni da cui molto dipendiamo in termini di energia, cibo, gas ecc, con conseguenze disastrose sull’innalzamento del debito pubblico.
7)      La decisione di non pagare il debito sarebbe di natura monetaria, e l’Italia non ha sovranità monetaria, essendo di pertinenza dell’UE.

SU QUALI PROPOSTE MOBILITARSI PER USCIRE DALLA CRISI

In Spagna il forte movimento degli “indignados” ha imposto 12 punti al programma di governo del nuovo candidato della sinistra alle prossime elezioni. In Italia è ora che la mobilitazione si ponga obiettivi ben precisi:
1)      siccome l’aumento del debito pubblico è in parte dovuto alla speculazione che ha fatto perdere fiducia nei Paesi e quindi salire i tassi d’interesse anche dei Titoli di Stato e perciò allargare il debito sovrano, la mobilitazione di movimento dovrebbe porsi l’obiettivo di obbligare la Banca centrale a dominare la speculazione, avendo essa tutti gli strumenti per farlo (acquisto diretto sul mercato primario dei titoli del debito pubblico dagli stati europei;  politiche monetarie; tassa sulle transazioni di obbligazioni e azioni;proibire  le  "vendite  allo  scoperto", emissione di Eurobond; separazione per le banche delle attività speculative da quelle commerciali; sospensione delle valutazioni delle agenzie di Rating per i Paesi sotto programma di aiuti; istituzione di un’agenzia pubblica di Rating ecc).
2)      bisogna battersi per una progressiva democratizzazione delle decisioni economiche perché la «troika» iperliberista (Commissione europea, Bce, Fmi) opera di fatto come il direttorio della Ue, come un podestà straniero, che agisce in materia di politica economica da strozzino e affamatore dei popoli pur non essendo stata eletta da nessuno. Allo stesso modo bisognerebbe battersi per sottoporre la politica monetaria della Banca centrale europea al potere degli organi elettivi.
3)      Lo statuto della Banca centrale europea va modificato, affinché il suo compito principale non sia più la stabilità valutaria e la lotta all’inflazione, ma il sostegno all’economia, alla crescita e all’occupazione dei Paesi,come fanno la Banca del Giappone, la Banca d’Inghilterra, la Fed statunitense
4)      poichè l’aumento del debito pubblico è dovuto anche a un crollo della domanda interna (e quindi a una diminuzione di introiti fiscali per lo Stato) causata dalla riduzione dell’occupazione e del reddito bisogna che l’autorità pubblica si faccia creatrice di prima istanza di nuova occupazione attraverso la produzione di quei “beni base” fondamentali per il progresso sociale e civile dell’umanità.  Attivare un nuovo motore interno dello sviluppo economico europeo, sul modello del “Job act” di Obama, significa che lo Stato deve rientrare nella produzione a partire da quella di servizi in regime di monopolio fino alle produzioni avanzate e innovative, che i privati non coprono, spingendosi fino alla nazionalizzazione delle banche, facendo crescere l’occupazione, riducendo l’orario di lavoro, aumentando i salari, dando maggiori servizi, deduzioni fiscali, potenziando ricerca, formazione, tecnologia, scuola e università, con investimenti su green economy e conoscenza, e difendendo il carattere pubblico di beni comuni quali acqua, energia, servizi alla persona, istruzione, sanità, trasporti, aziende municipalizzate, attività industriali pubbliche, immobili ecc., proposta quest’ultima portata da settori di movimento. L’esigenza di tornare a crescere dopo una crisi, o dopo anni di stagnazione e recessione, non è nuova. In passato ci si è riusciti con successo: esemplare il caso dell’uscita dalla Grande Depressione interbellica e del New deal roosveltiano.  I fondi vanno reperiti da chi possiede di più, cioè le persone (fisiche e giuridiche) titolari di grandi patrimoni anche immobiliari, e chi le tasse non le paga (l’evasione è a 120 mld l’anno!); con una maggiore tassazione delle rendite finanziarie esclusi i Titoli di Stato, la riduzione dell’assurda spesa militare,  tagli ai costi della politica, una politica fiscale ispirata a criteri di legalità e giustiziaIci sulle attività di lucro della Chiesa; recupero dei capitali occultati all’estero (230 miliardi solo in Svizzera!), utilizzo del surplus di riserve auree di Bankitalia.
5)      è indispensabile mobilitarsi perché vengano introdotte forme di bilancio e di fiscalità europea che permettano, attraverso un debito comune, di ripartire gli oneri e i vantaggi dell’unione valutaria tra gli stati forti e quelli deboli; bisogna ottenere prioritariamente uno “standard retributivo europeo”, che consentirebbe di interrompere la competizione salariale in atto tra i paesi dell’Unione.
6)      Dal momento che l’aumento del debito pubblico è dovuto anche a un notevole calo delle entrate fiscali statali per la riduzioni dell'onere fiscale e i crediti agevolati concessi agli imprenditori (30 miliardi di euro l’anno), è indispensabile battersi per fare piena luce e disboscare questi finanziamenti. Le aziende poi che delocalizzano pagando le imposte all’estero anziché nel paese d’origine, devono restituire i finanziamenti pubblici ottenuti.
7)      Il governo Berlusconi prima ha negato la crisi, poi ha accettato senza opporsi la revisione più stringente delle regole di Maastricht decisa al Consiglio Europeo del 24 marzo di quest’anno, imponendo una manovra economica iniqua e di macelleria sociale. Il discredito internazionale e l’incapacità di Berlusconi pesano sul debito pubblico, che è dovuto anche alla mancata lotta alla grande evasione fiscale del suo governo e dei governi DC-PSI dagli anni 70. Mandare a casa Berlusconi diventa dunque un obiettivo prioritario per ogni mobilitazione contro le politiche di austerità.

QUESTA CRISI, IL FALLIMENTO DEL NEOLIBERISMO, OFFRONO UN’OCCASIONE STRAORDINARIA PER COSTRUIRE UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO BASATO SUL BENESSERE DEI POPOLI, LA CRESCITA, LA SALVAGUARDIA DELL’AMBIENTE, IL LAVORO AL SERVIZIO DELL’UOMO E NON VICEVERSA.
NON SPRECHIAMO QUESTA OCCASIONE!


 

Franco Pinerolo
Milano, 23 ottobre 2011


giovedì 20 ottobre 2011

Se non c'è l'"alternativa" a Berlusconi.

1.

La storia che a questo governo in rotta non ci sia un governo credibile in alternativa non la bevo.
A parte il fatto chiaro che obiettivo di questa congerie di "mantenuti" è quello di conservarsi il più a lungo possibile sino almeno alla maturazione piena dei loro vitalizi e privilegi, per quale motivo si continua a dire che non c'è l'ALTERNATIVA?
Invece c'è, e come!
Quale?
L'alternativa è il NO-BERLUSCONI.
Io non so (e forse non me ne frega niente), se i Bersani, i Vendola, i Casini, i Renzi :):) o chicchessia siano all'altezza o meno.
E, non me ne frega niente nemmeno considerare, ammesso che ce ne siano, di cose buone fatte da questo schifo di  governo.(se ce ne sono ditemelo).
La sostanza è che non ci siamo ancora accorti  abbastanza su quanto questo governo e questo premier siano lì con un solo scopo: quello di starci il più possibile per un unico interesse, il loro.

Anche se, per bizzarra ipotesi, questo premier si meritasse qualche merito per aver mantenuto anche una sola delle sue  promesse,  nessuna barba di santo mi farebbe recedere dalla mia convinzione di sempre:
Berlusconi è un danno per l'Italia. DEVE ANDARSENE- NON DOVEVA MAI VENIRE!

Sì, lo sappiamo bene che il marchingegno del potere in Italia funziona così, permettendo, cioè, l'elezione al governo di un potente (fattosi tale non si sa come) implicato in tutte le truffe e gli scandali del mondo.
Sappiamo anche che per abbatterlo non è motivo costituzionalmente sufficiente nemmeno Karima. la sua prediletta nipotina di Mubarak.
Domande.
1. Ma, per capire che  l'"alternativa" è la sua sparizione (politica beninteso), non basta  il solo fatto che, in tutti questi anni, quell'uomo non ha fatto altro che divertirsi alle spalle dell'Italia onesta promanando da se stesso la trasgressione e l'inganno?
2. Non basta l'intrigo permanente, determinato dall'esigenza del suo potere, (vedi caso Vitola) fondato intorno a sé da un'orda di di lazzaroni-faccendieri,  che gli garantiscono (e si garantiscono) il potere alle spalle di chi è onesto e vorrebbe un'Italia onesta?

Quale alternativa a questa situazione sarebbe più temibile del suo ANDARSENE FUORI DEI PIEDI?

domenica 16 ottobre 2011

I criminali (The black block) di Roma

Vi sono cose che non quadrano.

1.Come mai solo in Roma mentre in tutte le altre città del mondo non c'è stata la violenza né la presenza dei b/b?
2.Come mai, in due mesi successivi all'annuncio, nessuna intercettazione e nessuna indagine ha preventivato il "massacro" visto che esiste persino il sito dei b/block internet?
3.Come mai la polizia, pur encomiabile, era spesso disorganizzata ed insufficiente e i punti sensibili (ministero difesa-banche) erano sguarniti?  

martedì 11 ottobre 2011

MA ALLORA E' S.B. LA COLPA DI TUTTO?




Se gli si ponesse la domanda (di cui al titolo) , la risposta sarebbe: NO.
No perché sono stato eletto dai cittadini italiani
No perché sono perseguitato dai giudici comunisti
No perché non ho mai fatto nulla di male
No perché mi accusano di ciò che non ho mai fatto
No perché le intercettazioni sono illegali e ce l'hanno tutti con me
No perché Fini e gli altri mi hanno tradito ma nessuno è mai riuscito a farmi cadere perché loro hanno torto e io ragione
E così via.
L'elenco potrebbe essere davvero qui inesauribile.
Supponiamo (per assurdo), che questi no corrispondano al vero e che avesse ragione lui .
In questo caso cosa sarebbe il berlusconismo? Un male un bene o che cosa?
Se fosse vero (se fossero veri i no), tutto ciò che di male gli si scrive e gli si dice contro,  cadrebbe nella più vergognosa delle ingiustizie: la condanna di un'innocente e il rifiuto del bene.
Pensate: un uomo probo ed integro che voleva portare il bene nel mondo  ingiustamente perseguitato ed accusato. Rinnegare dio per satana, abbracciare lo scheletro fetido della morte come ci si accoppiasse con un' amante bellissima. Preferire l'inferno al paradiso 
Giotto: San Francesco
Si ripeterebbe, come per ricorso storico, la storia del santo innocente, (san Silvio), profeta e latore di pace, di bene, di gioia,  ingiustamente incompreso, colpito e persino condannato. Forse a morte.
 Insomma, se non proprio come il Cristo del Vangelo, certamente come tutti i santi e i  martiri incompresi e violentati dal mondo degli empi e dei peccatori.
Canto IX eretici

A.Canova (Ercole e Lica) 
Di Pietro, Bersani, Fini, Casini, Bocchino e tutti coloro che l'hanno avversato passerebbero tra gli sciagurati che al BENE che lui voleva portare, hanno preferito il MALE.
Secondo Dante, sarebbero probabilmente destinati nel girone degli eresiarchi, nelle tombe incandescenti
Interi popoli, sinistri, destri e persino ex-democristiani, sciaguratamente  a lui ribellati , lì sarebbero cacciati. 'Sti maledetti!
Ora però torniamo per favore alla realtà.
a)Che vi sia il Bene e  il Male, credo nessuno possa dubitarne.
b)Che il bene e male traggano origine dalle azioni dell'uomo, idem.
Ma perché allora c'è l'antiberlusconismo? Non è forse un errore?
L'errore certamente c'è ma non è né nel b. né nell'anti-b.
A mio modesto parere, l'errore non sta nel  mettere in dubbio o no ciò che S.B. dice.
Sta solo nel fatto che non è ancora avvenuta la sua rimozione.

martedì 4 ottobre 2011

Sempre peggio Caro padre Livio



Anche stamattima quasi 20 minuti a parlare di Meredith per non parlare
delle scelleratezze del cavaliere che oramai si trova alla fine, con chissà
quale conto di disperazione e di vacuità , e di non poter portasi il suo bel
palazzo Grazioli nell'aldilà..... °_°



 Mafioso: “Le offro 20.000 voti in cambio di quell'appalto...” Cav: “Ma come si permette? SONO INDIGNATO!”
 
Mafioso: “Millemila voti?” Cav: “Affare fatto.”
Questa la  politica di Silvio , e da anni annorum !!!!
 Siamo alla vigilia di qualcosa di inedito, se non di apocalittico,
e le cui conseguenze saranno pagate i tutti i modi dalle future generazioni
Ci vorrà ben altro della sola presenza dell'angelo custode riciclato per
risollevare le sorti di un mondo che sfugge di mano, di un popolo che
sempre più non si riconosce nella politica e nella Chiesa, nonostante...
Vuole si o no che Radiomaria rischi di estinguersi con le vecchiette
che credono in una religione conolatoria tipo previdenza compensativa ?
p

venerdì 30 settembre 2011

COSA FARE ALLORA?


Corpo del messaggio



Pubblico, su autorizzazione del mittente, questa mail che riflette una delle tante situazioni in cui, prima o poi, tutti potremmo viverci direttamente. 
Oltre al problema dei sinti qui descritto è ormai quotidiano il verificarsi di innumerevoli disagi provocati dal continuo ingresso in Italia di rifugiati e stranieri  per il cui problema, sia il governo sia le amministrazioni locali sembrano  lavarsene le mani riversando quindi sui cittadini il danno della criminalità (furto, spaccio e violenza) ed il degrado generalizzato del vivere quotidiano.
Qual'è la vostra opinione?Come va affrontato il problema?

Spett ETAM (comune ve)
I fatti odierni
prevedibilissimi , trasmessi per TV e visti direttamente da me (x furto 1 ML/€ ritrovati per non dire di quanti soldi avevano già speso in precedenza )
dal momento che con 10 euro/gg di Ferro vecchio come giustificazione
e senza altri lavori che di regola disdegnano,
non si poteva pensare di permettere ai Sinti di vivere concentrati e gratis,
rappresentano il fallimento del sistema introdotto con il costoso villaggio di  via Vallenari.
Disadattati, irrimediabili, parassiti, per non dire inintegrabili, oltre che ladri matricolati.
 
Anche con le bollette di tutti i tipi da noi pagate per loro,
per non dire dell'insegnamento di sostegno inutile e disprezzato,
Con le costose auto che si comperano e ogni genere di arredi
ed arroganza abbondante, da vendere, e vizio a devastare il prossimo
le istituzioni devono dichiarare d'aver fallito gli obiettivi e le speranze (illusioni certe)
Ci chiamano gagi (=inferiori), non pagano i trasporti (mai), quando vanno in H fanno pressioni indebite, ecc
Anche noi abbiamo avuto un furto avvenuto secondo la loro tecnica
e non abbiamo dubbi che chi non vuol adattarsi alla nostra cultura
non puo pretendere che lo facciano gli ospitanti; pensare che da ingenuo
avevo offerto loro più di una volta di svolgere raccolte, rifiutate,  più vantaggiose....

Basta, bisogna mandarli via dall'Italia, sono serpi in seno
p