giovedì 24 novembre 2011

Il primo miracolo


A parte la "benemerita" Lega,  questo è davvero il primo governo bipartisan mai visto in Italia.
Nemmeno al tempo del compromesso storico è successo.
E, udite udite, il "Supermario" sta già facendo miracoli.
I miracoli sulle magagne dell'Italia, quelli ancora no: poi, coi casini che ci sono .. .ci vuole tempo e non poco.
E noi glielo diamo tutto. Non saremo certo noi (che gli crediamo) ad impedirgli di lavorare con anche gli auguri di buon lavoro!
Ma un primo miracolo c'è, ed è innegabile!
Merkel e Sarkozy gli danno piena fiducia! Ci danno fiducia!
La Merkel ha esultato e definito niente meno che impressionante quanto Monti deve averle detto su cosa intende fare per l'Italia.
Sarkozy? Vedremo.(ma chi tace acconsente...)
Almeno il primo passo, quindi, è fatto!
Abbiamo un premier finalmente credibile!
Abbiamo un premier che ci sta  ha riscattando dalla frofezia faceta di Berlusconi.
Quella che faceva ridere l'Europa e il mondo intero!

Ora, però, mi aspetterei il secondo miracolo:
sapere che cosa Monti ha detto alla Merkel.

Vorrei impressionarmi anch'io!





lunedì 21 novembre 2011

Berlusconi c'è ancora!!



Se i sondaggi, pur segnalandone il calo, danno il pdl ancora al 25% (4 punti dopo il PD), vuol dire che esiste ancora una grossa parte di italiani che  crede ancora nell'ex premier e che sogna che ritorni presto col suo "regno dei balocchi".
Molti infatti credono che in Italia non c'è nessuna crisi.
Esattamente sulla base degi ultimi "fioretti" i del loro Silvio che , poco prima di andarsene, diceva : " ma quale crisi? le autostrade sono piene,  i ristoranti anche, e le navi crociera anche."
Anche se dimissionario (e dimissionato), Silvio c'è.
Il berlusconismo continua nella mente del suo "popolo" della "libertà" e dell'"insipienza".
Questa "parte" di popolo italiano finge di non sapere che ogni euro che esce dalle tasche di ciascuno è un euro in rosso poiché esce dal debito colossale che cresce di giorno in giorno.
Finge di non sapere che che più aumenta quel rosso, più aumenterà la necessità di pagarlo e il peso su chi dovrebbe pagarlo.
Chi? Non certo loro ma certamente chi non può permettersi né weekend, né vacanze né ristorante perché così sono sempre andate le cose: i furbi non hanno mai pagato.
E'grazie alla parte di popolo che si sente dalla parte dei furbi che il debito sale.
A quella parte di chi vive nell'accettazione dell'egoismo e dell'abilità del più furbo e del mentitore.
Che continua a propinare una realtà falsa ed ottenebrata dai sogni e dalle menzogne proprie del berlusconismo.

lunedì 14 novembre 2011

L'italia è il paese che ama!


A parte il "c.ni" con cui definiva chi non avrebbe votato per lui e a parte che quell'Italia che lui dice di amare l'ha definita "m.da", devo dirvi che da ieri speravo di non essere più indotto a parlare ancora di LUI.
Non ne avrei più voglia e credo che anche molti di voi, la pensino così.
Ma, guarda caso..non c'è niente da fare, costui non la finisce mai più con i suoi effetti speciali e quindi, come tacere?
"l'Italia è il paese che amo", "non solo non lascio ma raddoppio" e via così nel melodramma "déja vu"!
Ma che vuole ancora "costui" dall'Italia?
Diciott'anni non sono bastati per vedere che il 90% di ciò che ha detto e promesso, non ha mai fatto?
Dell'Italia invece ha fatto qualcosa di suo personale riuscendo nel consenso e, persino, a piegare giustizia e leggi a suo uso e consumo.
Perché costui si ostina a farsi credere, stimare ancora?
Non vede che l'evidenza dei fatti (tra l'altro da lui stesso riconosciuti) dimostrano il suo fallimento? 
Come può essere ancora creduto?
Perché continua a credersi ancora l'uomo del miracolo mentre è si è dimostrato essere tutt'altra cosa?
Vabè, in Italia, si dice, succede di tutto, tutto ci si può aspettare; in fondo le cose in Italia vanno quasi sempre  in modo così...anomalo, imprevisto, spesso drammatico!
L'Italia, nella sua storia come nel suo recente passato, di errori ne ha commessi e tanti!
Di guai ne ha subìti e ne subisce. E tanti!  Invasioni, crisi, guerre, truffe, crimini, mafie!
Ladroni e criminali (politici e non) continuano a farne scempio in barba alle leggi, e l'onda dell'insipienza, del gossip, della demenzialità è sempre alta.

Eppure non è stato sempre così!
L'Italia ha anche sempre saputo risorgere, riscattarsi, rinsavire.
Ha sempre tratto lezione di saggezza dai suoi errori!
Si è liberata dal tiranno fascista risorgendo dalle macerie della guerra e si è rifondata in una delle più belle Costituzioni democratiche.
Ha dimostrato grandissime potenzialità d'ingegno e forza di volontà nel ricostruire da macerie e nel progresso industriale (siamo la 7 potenza mondiale) e si è sempre riscattata dall'errore.
L'errore è spesso inevitabile, ma non mai è irrimediabile!


Va bè. 
Ora abbiamo sbagliato ancora, credendo in un sogno.
Ne usciremo con dignità,
Come sempre

(http://doma-n-de.blogspot.com/2011/11/toh-e-la-fine-ingloriosa-del-sogno.html)





Nel gennaio del 2011, il Professor Mario Monti si esprimeva così





Esistono in Italia due illusionismi. Essi sono riconducibili, sia detto senza alcuna ironia, alla dottrina di Karl Marx e alla personalità di Silvio Berlusconi.
Marx ha alimentato a lungo un sogno sul futuro: la classe operaia un giorno avrebbe vinto il capitalismo e avrebbe governato come classe egemone in un sistema più equo. Fallito quel sogno, in quasi tutti i Paesi le rappresentanze della classe operaia e delle nuove fasce deboli hanno modificato le loro azioni e rivendicazioni, ispirandole all’ esigenza di tutelare al meglio e pragmaticamente tali interessi nel contesto di economie di mercato che devono affermarsi nella competizione internazionale. Solo così possono creare lo spazio per dosi maggiori di socialità (adeguati servizi sociali, sistema fiscale redistributivo, ecc.) che, per essere effettivamente conquistate, richiederanno appunto quelle azioni e rivendicazioni.
In Italia, data la maggiore influenza avuta dalla cultura marxista e la quasi assenza di una cultura liberale, si è protratta più a lungo, in una parte dell’ opinione pubblica e della classe dirigente, la priorità data alla rivendicazione ideale, su basi di istanze etiche, rispetto alla rivendicazione pragmatica, fondata su ciò che può essere ottenuto, anche con durezza ma in modo sostenibile, cioè nel vincolo della competitività.
Questo arcaico stile di rivendicazione, che finisce spesso per fare il danno degli interessi tutelati, è un grosso ostacolo alle riforme. Ma può venire superato. L’abbiamo visto di recente con le due importanti riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne. Grazie alla loro determinazione, verrà un po’ ridotto l’handicap dell’Italia nel formare studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili.
Ma in molti altri casi, basta pensare alle libere professioni, il potere delle corporazioni ha impedito che le riforme andassero in porto o addirittura venissero intraprese. E lì non si tratta di tenaci fiammelle rivendicative fuori tempo (ma che almeno vorrebbero tutelare fasce deboli della società), bensì di corposi interessi privilegiati che, pur di non lasciar toccare le loro rendite, manovrano un polo contro l’altro: veri beneficiari del bipolarismo italiano!
Se Marx ha alimentato un sogno sul futuro, del quale in Italia sopravvivono tracce significative, Berlusconi ha fatto di più. Egli è riuscito ad alimentare, in moltissimi italiani, un sogno sul presente, per il quale la verifica sulla realtà dovrebbe essere più facile. Molti credono che oggi, in Italia, ci sia davvero un pericolo comunista (non solo quell’eredità di cui si è detto sopra, che ostacola le riforme). Molti credono che i governi Berlusconi abbiano davvero portato una rivoluzione liberale (come avevo sperato anch’io, incoraggiandolo da queste colonne ad un «Liberismo disciplinato e rigoroso», 8 maggio 1994).
Soprattutto, di fronte al magnetismo comunicativo del premier, molti credono che l’Italia — oltre ad avere, anche per merito del governo, riportato indubbiamente meno danni di altri Paesi dalla crisi finanziaria — davvero non abbia gravi problemi strutturali irrisolti, anche per insufficienze di questo e dei precedenti governi.
Ma, come ha detto il presidente Napolitano, «non possiamo consentirci il lusso di discorsi rassicuranti, di rappresentazioni convenzionali del nostro lieto vivere collettivo». L’illusionismo berlusconiano non fa sentire al Paese la necessità delle riforme, che comunque l’illusionismo marxiano e il cinismo delle corporazioni provvedono a rendere più difficili. Eppure, la riforma dell’università e la riforma della contrattazione indicano la strada, mostrano che è possibile percorrerla. Se si procederà così, le gravi tare dell’Italia elencate da Ernesto Galli della Loggia (Corriere, 30 dicembre) potranno essere rimosse in cinque o dieci anni, senza cedere al «disperato qualunquismo».
(Mario Monti)

sabato 12 novembre 2011

E' caduto il RE?


Ma non è successo niente?
*che stia cadendo il governo Berlusconi,
*che l'Italia sia sull'"orlo del baratro",
*che una la "casta" sia ancora al potere e che non sembri affatto intenzionata ad andarsene,
*che centinaia di aziende chiudano,
*che lavoro e futuro per i giovani sia "un'illusione",
*che mafie, corruzioni evasione e truffe siano in espansione...
* che (ecc.ecc.)
di tutto ciò interessa a qualcuno?
Oppure non è successo nulla e va tutto per il meglio?
(o forse è meglio far finta di nulla se no magari si passa per catastrofisti??)

venerdì 11 novembre 2011

Toh, è la fine (ingloriosa) del SOGNO?



post 6  su tema in discussione:  

E' come aver creduto nel paradiso.Invece era un bordello.



Domanda:
Le dimissioni di Berlusconi sono vere dimissioni?

Sì, se considerate (etimologicamente) come risoluzione di un rapporto.
(Tipo quello che  B aveva sancito solennemente nello studio di Vespa nel Contratto con gli I italiani.)
Sì, questo contratto è finito.
E' finito per il venir meno del numero di voti che doveva sostenerlo in quella maledetta approvazione del rendiconto annuale. E che hanno dimostrato che Berlusconi non ha più la maggioranza.

Cessa così il suo essere primo ministro di tutti gli Italiani.
Ma il suo, come sappiamo, (v. tema-discussione) quello con gli Italiani, non era solo un rapporto ministeriale.
Lui, il  contratto con l'Italia di Vespa l'aveva già in atto da molto tempo prima.


Berlusconi non ha introdotto il berlusconismo divenendo capo di governo.
L'aveva già introdotto con sue tv, e con la sua immagine gossipara di saltimbanco, seduttore, di uomo della provvidenza ineguagliabile e  del "ghepensimì".

  • Voleva mettere a soqquadro (così aveva in mente)  la Costituzione per lui un ammasso grigio e tetro di legislazioni e regole.
  • Ogni suo atto di governo doveva avere prima di tutto una priorità: se stesso, le sue avventure imprenditoriali, il suo conflitto d'interessi che doveva essere salvato con leggi adpersonam e contro i magistrati comunisti.  
  • Il suo sogno era quello di far sognare a tutti di realizzarsi un giorno secondo il suo stile, la sua immagine.

Con un  lieve particolare.
Tutti noi, perseguendo quel sogno, avremmo (secondo lui) accettato la sua egemonìa , poiché quella doveva essere l'unica via giusta che avrebbe portato all'elevazione e al benessere per tutti.
E per questo tutti l'avrebbero seguito, onorato, obbedito.
Diventare come lui: conquistatore, ricco, felice. Che sogno!

E allora? Che cavolo è successo? Perché andarsene via così? Perché le dimissioni?
In fondo nessuno l'avrebbe cacciato. Forse un probabile voto di sfiducia, ma non era la prima volta.
Quante volte sembrava che se ne andasse e invece poi...
Invece, stavolta quei 308 voti erano davvero 308 e non c'è stata barba di Scilipoti a farli aumentare.
E con questo, finisce il berlusconismo??
Nemmeno per sogno. Anche se minoritari, quei 308 voti che hanno approvato il rendiconto in minoranza , secondo voi sono pochi?
Non solo non sono pochi, ma sono tali che il nostro, anche andando al Colle con le dimissioni in mano, in realtà non saranno le sue vere dimissioni.
Per il semplice motivo che né Berlusconi né il berlusconismo non è qualcosa che si di-s-mette, come un vestito. 
Un  berlusconismo quasi ventennale no, non si può di-s-mettere come un vestito!
In fondo:

*-entrandoci in casa ogni giorno con le sue tv, con i suoi scandali, con le sue olgettine, era rotto ogni schema del grigiore quotidiano !
*-proponendoci i suoi scandali, ci faceva uscire dalla monotona quotidianità, dalla noia!
*-le nonne lo adorano e scendono in piazza a cantare lodi!.
*-le mamme invocano il letto con lui per le loro figlie!
*-moltissimi adoranti lo prendono ad imitazione quale esempio di virtù!
*-si scrivono su di lui  valanghe di libri, fiumi d'inchiostro!
Insomma, la sua vita sembra un poema omerico. Forse lo è davvero!

Domanda.
Tutto ciò può finire con le sue dimissioni?
Assolutamente no.
****

Ma adesso verrà il prof. Mario Monti a prendere il suo posto.
Quale differenza tra le due figure!

L'una (B) digrignante 48 denti di sorriso ammiccante (da un "olgettina" all'altra: lui faceva il Presidente del Consiglio a tempo perso).
L'altra, il prof.Monti: il vero volto dell'austerità e della "pace" (dei sensi).


(Ve lo figurereste  Monti che spara barzellette sconce e, soprattutto, nei panni di seduttore dei ginecei?
Ve lo immaginate in avventure sexy con le nipotine di Mubarak?
Un abisso,(nevvero?), tra le due figure.)

Già , per come posso conoscerla, la figura di Mario Monti, in paragone, non è nulla in confronto.
Intendo nulla riferendomi al troppo di anomalo e negativo propri del berlusconismo.
Cioè la sua  (non)cultura, la sua(non) mitologia.
Ma pur sempre (non)cultura e (non)mitologia perdurante da oltre vent'anni!


Per finire:
Sì, penso ci mancherà tanto il Berlusca!
Le nostre serate alla tv, pensate, di cosa parleranno? Ci saranno ancora i Santoro, i Travaglio? E se ci saranno, di cosa (s)parleranno?
Che tristezza! Non ci saranno più le Ruby, le Noemi, le Nicole sfavillanti di cosce e di seni  ad allietarci?
Domanda:
Insomma, il sogno è davvero finito?
Assolutamente no. Lui ha solo accettato (anche se non poteva diversamente) una tregua provvisoria.
La sua avventura non può finire con le sue dimissioni!

E forse il bello deve ancora cominciare...
(ma forse anche no, Diovolesse!)

domenica 6 novembre 2011

IL VERTICE DEL PD NEI CASINI

La proposta del vertice del PD per il dopo elezioni è quella di un patto di governo tra progressisti e Terzo Polo di centro. Bersani ieri a Piazza S. Giovanni ha sostenuto che la parola d'ordine dovrà essere “ricostruzione”, cioè mettere mano allalegislatura con una serie di riforme, un “patto costituente“ dalle maglie larghe e senza paletti ben precisi e proprio per questo ambiguo e pericoloso sia per le garanzie democratico-costituzionali che per i diritti economico-sociali. Si tratta di un pasticcio centrista, una svolta autoritaria presa senza che sia stata consultata la base e neppure discusso nelle sedi opportune. Lo scopo è andare incontro alle pulsioni anticostituzionali e al neoliberismo antipopolare del Terzo Polo, rappresentante dei poteri forti in Italia (Banche, Confindustria, alte gerarchie Vaticane ecc).  Decisamente contraria a questa svolta è la corrente progressista del senatore Ignazio Marino e, secondo i sondaggi, tutta la base del Pd, perché sacrifica la propria identità optando per un becero trasformismo.

Per Fini e l’Udc infatti la lettera ultraliberista della Banca Centrale Europea è la base programmatica; Fini per 15 anni ha votato le leggi ad personam pro Berlusconiha avallato tutte le porcherie di quel governo, la legge Gasparri che consacra il monopolio Mediaset, i tagli orizzontali di Gelmini e Tremonti, gli attacchi ai diritti dei lavoratori di Sacconi, le avventure guerrafondaie in Afghanistan. Egli rappresenta una destra gaullista, neo-gentiliana, un neoliberalismo autoritario incentrato anche su Presidenzialismo e nazionalismo guerrafondaio. Fini è quello del massacro di Genova del luglio 2001, quello della legge sull’immigrazione che raccoglieva firme nei gazebo contro i migranti, che nei comizi a Mirabello l’anno scorso rivendicava come antecedente ideale Almirante (il fucilatore di partigiani) e faceva tributare un’ovazione a Mirko Tremaglia, volontario repubblichino non pentito.
Casini e i suoi furbacchioni strizzano l'occhio ora a destra ora a sinistra e sempre al miglior offerente, per prendere poltrone nelle spartizioni. L’UDC è quella che da più parti veniva definita Unione Dei Condannati per l’alto numero di inquisiti e pregiudicati per reati infamanti lì presenti. L’UdC ha sostenuto una legge scudo per salvare Berlusconi dai processi, ha perpetrato l'aggressione sistematica alla magistratura e alla Costituzione, ha votato le peggiori leggi ad personam, è stata favorevole al nucleare e alla privatizzazione dall’acqua, ha posizioni di liberismo selvaggio in materia economica, approva i finanziamenti anticostituzionali alle scuole private e rasenta l’oscurantismo Medioevale su tematiche importanti quali: fine-vita e bio-testamento, scienza embrione e legge 194 sull’interruzione di gravidanza, pillola, coppie di fatto, laicità dello stato, diritti degli omosessuali e legge 40 sulla fecondazione assistita.
Come può una sinistra progressista ricercare alleanze simili? Non scordiamoci che l'Unione fallì anche in quanto coalizione disomogenea, che cercava di tenere tutti dentro e non riuscì a governare il Paese, aprendo il campo al ritorno di Berlusconi e dei suoi lanzichenecchi!

CHIAMIAMO IL TECNICO? 
Sembra probabile che nei prossimi giorni il governo Berlusconi non avrà più i voti in Parlamento per governare. Si aprirebbero allora 2 scenari: o elezioni anticipate entro 2-3 mesi, oppure un governo di transizione, di "larghe intese", sostenuto da un'ampia maggioranza in Parlamento: parte del PDL, Terzo Polo e PD, mentre Italia dei valori vorrebbe condizioni ben precise, e Vendola è contrario. A comporre il governo sarebbero dei “tecnici” mentre a presiederlo sarebbe Mario Monti e dovrebbe fare una riforma elettorale e prendere misure per l’emergenza economica. Ma il punto è proprio questo: quali misure sarebbero prese per uscire dalla crisi? Chi pagheràI governi “tecnici”, quando devono fare certe scelte, sono in realtà sempre politici. Il Terzo Polo di Fini Casini e Rutelli ripete come un mantra che “servono scelte impopolari” e dice di voler applicare la lettera che ci ha inviato la Banca Centrale Europea in agosto, quella che chiedeva di tagliare le protezioni sociali, le pensioni, impiegati pubblici e stipendi, di eliminare tutele dai licenziamenti e lo stesso contratto nazionale di lavoro, privatizzare i servizi pubblici e svendere beni e patrimoni collettivi. Un governo di tal fatta servirebbe solo a rendere più accettabile l'opera di macelleria sociale cambiando il macellaio.
Certo Bersani sabato al comizio ha parlato di tagli dei costi della politica, di una fortissima lotta all'evasione fiscale, di far pagare chi ha, ma che certezza c’è che il PD, magari sotto la pressione dei mercati e dell’UDC, non finisca per fare da stampella a quel governo con l’unico scopo di tenere buona la sua gente e far ingoiare le misure antipopolari richieste a gran voce dal Terzo Polo da Confindustria e dalla BCE? Il rischio è forte, dal momento che anche gli ultraliberisti presenti nel PD, da Enrico Letta a Morando a Veltroni, Tonini, Renzi la lettera della Bce la giudicano nientemeno che “irrefutabile”. E sbagliano, perchè trascurano il fatto che a fissare i tassi di interesse (variabile chiave per la sostenibilità del debito pubblico), non sono i mercati bensì le banche centrali, se lo vogliono, e perciò se il nostro Paese è costretto a pagare ben 100 miliardi di euro l’anno di interessi sul debito dipende dal fatto che, come sostengono economisti del calibro di Krugman, De Grauwe, Wyplosz, Tabellini, Benigno, oltre a Stefano Fassina ed altri esponenti del PD, la Bce non agisce come banca sovrana dei paesi europei, da prestatore illimitato di ultima istanza, così da portare i tassi sui debiti di tutti i paesi europei circa ai livelli tedeschi e creare disavanzi di bilancio necessari al sostegno della domanda aggregata e della crescita.
Ma anche Bersani sabato in piazza S. Giovanni ha parlato di mettere mano alle pensioni di anzianità per alzare l’età effettiva in cui si va in pensione, nonostante la CGIL abbia dimostrato, dati alla mano, che l'età effettiva di pensionamento degli uomini in Italia è di 61,1 anni, cioè poco meno che in Germania (61,8) e addirittura più che in Francia (59,7); per le donne il nostro dato (58,7) è inferiore sia a quello tedesco (60,5) che a quello francese (59,7), ma la parificazione della loro età di pensionamento a quella maschile da poco decisa eliminerà rapidamente il divario e addirittura lo invertirà.
Sono sconcertanti queste proposte, per le stesse forze dell’alternativa, per gli interessi dei lavoratori!
Perché non si ascolta l’ala social-riformista del PD (quella rappresentata da Stefano Fassina, responsabile economico), impegnata nel cercare di analizzare le cose con buon senso per dare una giusta risposta a questa crisi economica? È l’unica a capire che l’adesione alla  lettera della BCE è suicida per la forza di riferimento dei ceti popolari italiani.
Quali garanzie ci sono dunque che un governo “tecnico” non faccia politiche di austerità antipopolari? Si può rischiare questo solo per avere una diversa forma elettorale?


IN QUESTE CONDIZIONI È NECESSARIO ALLORA ANDARE ALLE URNE AL PIÙ PRESTO PERCHE' SOLO UN GOVERNO DI SINISTRA, CHE ABBIA L'AVALLO DELL'ELETTORATO, PUÒ RIDARE CREDIBILITÀ AL PAESE E AVERE 5 ANNI DAVANTI PER FARE UNA POLITICA ECONOMICA  EQUA E SOLIDALE CHE FACCIA PAGARE CHI HA E CHI NON HA MAI PAGATO, RILANCIANDO L’ECONOMIA.
NON ABBIAMO BISOGNO DI STRANI PAPOCCHI COI NEODEMOCRISTIANI: L’ALTERNATIVA C’È, SI CHIAMA NUOVO ULIVO, COL PD, ITALIA DEI VALORI, SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTÀ E L’APPOGGIO ESTERNO DELLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA: UN’ALTERNATIVA DEMOCRATICA, PROGRESSISTA E SOLIDALE PER BATTERE BERLUSCONI E LA SUA CRICCA!


Franco Pinerolo
Milano, 6 novembre 2011