venerdì 31 maggio 2013

L'altro MALE (1)


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(DOMANDA: Dall'infernale delitto raccapricciante di Corigliano Calabro a quelli delle Mafie, può emergere un MALE diverso e peggiore da quello cui siamo abituati a definire tale?)
                      
L'Inferno
Per tentare di affrontare il "male" serve capirne le cause.
Il "male" ha diverse forme e connotazioni. La nostra religione, (come tutte le religioni), identifica il male col Demonio (Spiritodel Male) detto anche Satana.
La Filosofia (come la Scienza), sono le discipline che da sempre studiano le finalità e le radici dell'esistenza in rapporto all'eterno conflitto tra Bene e Male.
Satana, è annoverato nelle Ss.Scritture e la Bibbia, ne illustra dettagliatamente l'origine, la storia e l'evoluzione. Tutta la Letteratura, l'Arte e la Storia umane sono sostanzialmente radicate sull'eterno conflitto Bene-Male e non serve certo aver visto "di persona" Satana col forcone aggirarsi per le strade del paese,  per ammetterne  l'esistenza. Nella nostra vita, lo conosciamo bene proprio vivendolo quotidianamente.
(nn1.per ovvie ragioni evito qui di segnalare i vari siti-web dove ciascuno può trovasre ogni modo e mezzo per spaziare sull'argomento. Chi vuole può navigarci con molta facilità)
(nn2.I nostri nonni e genitori hanno conosciuto l'Inferno del secolo scorso con l'Olocausto, la Shoah, il Comunismo, i delitti contro l'umanità, le guerre, le stragi e tutta la Storia, sin dalle e prime civiltà, è piena di "inferni", sino agli inferni contemporanei. Qui vorrei trattare il male quotidiano, quello di cui sentiamo la presenza spesso sofferndone l'inspiegabilità e l'impotenza a reagirvi contro).


La consapevolezza della ragione negli "inferni" di oggi.
La cattiva azione                     
Il delitto mostruoso di Corigliano Calabro, (assassinio di Fabiola), non è, (né purtroppo sarà) l'ultimo della macabra ed infernale serie cui ormai sembra non vi sia, purtroppo, fine.
D: *Cos'è e da dove proviene il male che penetra e si configura, non solo nel femminicidio-omicidio, ma in tutte le azioni e comportamenti che, violando Etica e Morale (non solo quella dell'insegnamento evangelico o religioso in genere: l' 'Etica e la Morale sono  Princìpi  riconosciuti  e difesi da molte costituzioni laiche e dalla "nostra") riesce a devastare il Bene?(anche il Bene è un'argomento che meriterebbe analisi ed approfondimento. Vedremo se tale"scoperta"  esce automaticamente dopo il presente lavoro. In fondo, il male non è forse l'assenza del bene?)
 D: *Chi è quel mostro (...che è in noi!?) che attraverso l'azione (anche se non necessariamente delittuosa né denunciata o conosciuta tale legalmente) da sempre provoca e semina danno e dolore in noi e agli altri?
 D:* Chi siamo? Che umanità è questa, così facilmente incline alla cattiva azione (alla barbarie-sonno-tenebra-inferno) sino all'annientamento dell'anima e della ragione?
Gente senz'anima? Senza cuore? Senza cervello?
No, non credo.

Perdere la testa, o no?
Qualsiasi mala-azione (reato-delitto) è sempre conseguente ad una decisione.
 "Essere senz'anima (cuore,)", "perdere la ragione", "bersi il cervello" sono aforismi senza senso.
Non si è mai "senza" né si perde nulla  nel male-agire.
E'vero il contrario!
Il delitto non si commetterebbe mai se si fosse privi dei detti tre elementi di cui sopra, al contrario, lo si commette in quanto "si hanno", e "si hanno"  in quanto viventi.(capaci d'intendere e volere).
E' esattamente quanto serve per decidere ogni nostra azione, (buona o cattiva essa sia) che, come tutte le altre azioni, consegue da decisione (deliberato consenso)

Per quanto malati, intossicati, sconvolti, si è sempre abbastanza "vivi" per deliberare l'azione, ancorché delittuosa. L'"infermità mentale", invocata dalla "difesa" , è quasi sempre dubbia e, in giudizio, è  sempre arduo comprovarne il grado.
Un "vero" malato di mente non può mai commettere un crimine (un reato, un'azione cattiva) in piena consapevolezza e responsabilità.
Nessuno compie un'azione importante in assenza di "deliberato consenso".
E' solo questo (capacità d'intendere e volere) che, nell'Ordinamento, determina  (e ne dimostra) la colpevolezza in caso di reato.
(Nel presente scritto, intendo trattare i casi in cui consapevolezza (capacità d'intendere e volere) esista.

La sentenza self-made
L'agente, in "deliberato consenso", emette  la "sua" sentenza di condanna verso la sua vittima  e  ne decide consapevolmente la pena da infliggerle (...come fargliela pagare) in proporzione al danno subito (che l'agente stesso intende aver subito), in nome della sua giustizia self-made.
Nella mente del mostro di Corigliano (come in chiunque decida di uccidere) non sfiora minimamente la nozione della mostruosità del  suo agire in nome della giustizia self-made.
Ancorché questa nozione vi fosse, la ragione non riesce a fermare la mano del decisore omicida che ne decide autonomamente la rimozione.
In quel momento l'Etica, la Legge Morale, la Legalità, ancorché a conoscenza dell'agente,  a nulla valgono in nome del Bene universalmente riconosciuto  poiché tale bene è sottratto ad ogni altra nozione che non sia la sua .
Nemmeno il pensiero della punizione riesce a fermare la mano omicida del decisore che agisce in nome della giustizia self-made.
Sembra, ahimè, che soprattutto nel femminicidio la giustizia self-made abbia la meglio sulla Legge vigente. (ricordate il "Delitto d'onore"?).
La deliberazione di Davide è stata consapevole e, se ha decretato di infliggere alla povera
Fabiana un tale orribile supplizio, non c'è "infermità mentale" che tenga in merito al venir meno della sua capacità d'intendere e volere, poiché siamo in presenza di un verdetto autonomamente e consapevolmente emesso!
"Mi tradiva, mi insultava, mi provocava, quindi gliel'ho fatta pagare."
Quel "mostro" era ed è tuttora convinto di aver agito bene, in modo per lui "giusto".
Secondo "sentenza" (la sua), "giustizia (la sua) è stata fatta".

Pentimenti e "pentiti".
Molti criminali, salvo rari casi, ammettono la propria colpa ed accettano, (condividendo o patteggiando), il verdetto del giudice, dichiarandosi pentiti.
L'Ordinamento ammette ed accoglie il  pentimento in riduzione di pena per effetto di questo.
Tuttavia, il pentimento "vero" non è mai dimostrabile.
Ad esempio, ai mafiosi pentiti,(collaboratori di giustizia), viene riservato un trattamento di favore (riduzioni di pena, libertà vigilata) senza che nessun giudice si chieda se quel pentito lo sia veramente. Lo scopo infatti non sta nel far pentire il mafioso ma nel contare sulla sua "collaborazione" per catturarne altri. Non è mai provato, richiesto e nemmeno comprovabile che i sedicenti pentiti  lo siano, in loro coscienza, per aver riconosciuto di aver agito male, né è affatto sicuro che in loro vi sia questa convinzione.
Lo stesso patteggiamento di pena prescinde totalmente dalla garanzia di non reiterazione e, anche se
prosciolto, all'imputato non è richiesta "nemmeno" la promessa di "non farlo più"
(Il "pentito" mafioso è molto presumibilmente più pentito per aver commesso l'errore di cadere nella cattura che per l'eventuale morto che ha sulla coscienza.)
Il pentito, presumibilmente, non lo è mai, se, come suo primo scopo, è quello di salvarsi dalla galera o dal 41bis.
Così, spesso, è per un omicida.

La legge della giungla è l'altro male.
Davide, potrebbe essere tuttora convinto di aver fatto bene.
"Mi tradiva, mi insultava, mi provocava. Quindi gliel'ho fatta pagare."(v.s.)
In un certo senso, come dargli torto?
Lui ha seguito, per quanto bestiale, un' opzione, (come si diceva sopra) di giustizia,(la sua self-made).
Potrebbe tuttora pensare (auguriamoci di no) che, per quanto bestiale, la sua azione sia stata dettata da una logica/legge primordiale, paradossalmente, persino naturale.
Chi non sa che il leone, quando è stimolato dalla fame, ammazza la gazzella?
"Perché mai", potrebbe aver pensato,"io, stimolato dall'ira della gelosia e dall'odio verso di "lei" che mi tradisce e m'insulta, non dovrei fargliela pagare e soddisfare così la mia voglia di vendicarmi?" 
"Ma come", (starete urlando con ragione)" Davide non è una bestia, è un uomo!"
Come uomo (e non come bestia),(1) dev'essere, giudicato e punito secondo le leggi umane e civili.
Non certo secondo quella della giungla!
Quello è ..."l'altro male".
L'altro inferno ...
quello senza speranza.

(1)E nemmeno secondo le bestialità che, (sentendo qua e là), proporrebbero di punirlo con le stesse ferite e le stesse ustioni, da lui inferte a Fabiana (così capisce cos'ha fatto...) ....meglio scriverlo in piccolo.