giovedì 12 giugno 2014

Le cose del PD...(che non si devono dire)


sommario:
Introduzione
1.Partiti e... Partito.
2.A che serve il Partito
3.Gli interessi...di chi?
4.Casta, ordinaria corruzione...
5.Critica e varie...  
6.Al primo posto il voto, non la stima.
7.Le relazioni tra iscritti (on-line e non).

8.Quel programma troppo bello...da non crederci!
9.Strette, instabili intese.


Introduzione
*Questo è il primo capitolo di altri che seguiranno, (spero utilmente) in argomenti , in alcune mie  riflessioni tratti dalla mia militanza nella sinistra (quella di un tempo..) e nel PD (quello di oggi) e, soprattutto, dalle sollecitazioni ricevute nella partecipazione ai forum  e nelle varie conversazioni.
Spero di riuscire a fare qualcosa di utile, come fanno molti  che, come me, malgrado risposte mai trovate e spesso  dalla politica disattese, si ostinano  a spendersi alla ricerca della verità  e che ha ancora il coraggio di credere che una via d'uscita (chissà quale? chissà dove?) ci sia.

*Per questo primo capitolo prendo spunto dal post qui commentato in FB "Ho aspettato prima di scrivere un commento  sugli eventi del Mose..."(post dell'8 Giugno),  in cui, grazie allo scrivente(1), sembrerebbe avviata,  un' "interessante" conversazione tra iscritti (e non).
Vorrei subito precisare che, in linea di principio,  accolgo volentieri la risposta un po' sdegnata rivoltami dall'
autore quanto alla la “critica fine a se stessa",  ma credo che, sulla questione, valgano, (sempre secondo me), le osservazioni che qui seguiranno.
*Per quanto attiene invece allo scandalo “mose”, (argomento "oggetto" della discussione di cui sopra),  va precisato che, (pur nello sbigottimento  e nell' indignazione generale che tali fatti gravissimi stanno suscitando fuori e dentro il partito),  i soggetti indagati ed accusati sono ancora in istato di "presunzione d'innocenza sino al terzo grado di giudizio".

Non serve a nulla, perciò, scatenarsi in esercizi giustizialisti nonché in ipocrite lamentazioni retoriche prima delle sentenze definitive. Stracciarsi  ora le vesti, scrivere ed approvare ora i cahiers de doléances dopo decenni in cui  si sapeva che tutti rubavano tutto, è come sorprendersi se ci si trova bagnati sotto la pioggia senza ombrello.

E' un'ipocrita  retorica gara a chi è più bravo a sdegnarsi, dopo che chi sapeva non parlava, chi non poteva non sapere, finge ora "insaputa" .
Lamentazioni a posteriori che, a giochi fatti, (v. qui), non servono a nulla se non ad aggiungere retorica a retorica, banalità ad ipocrisia, e che offuscano persino la brillantezza del risultato elettorale (40,8%) delle europee
Servirebbe invece affrontare (e tentare di porvi rimedio con determinazione) le vere cause che continuano ad affondare nel discredito partiti (Pd compreso), Istituzioni e Politica, e verificare se e come sia possibile fermare simile inesorabile declino
A cominciare per esempio da alcune cose...quelle che vado a raccontare.



                                                               1.Partiti e... Partito.
Retorica ed ipocrisia sono caratteristiche comuni a tutti i partiti, si sa, ma mai come nelle circostanze corruttive di queste ore (scandalo Mose) il Pd è riuscito a dimostrarla così bene.
Forse nel pieno dello schock, (non si capisce se più per lo schok  Mose- & co. o se più per schok del 40,8%, (forse non ci si aspettava nessuna delle due),  anche il Pd, non ha perso l'occasione per dimostrare le sue falle e, in un certo senso, la propria propensione all'emulazione dei più bravi. Sì, in corruzione. 
Ma la corruzione non avviene solo perché l'occasione rende l'uomo ladro .
O meglio, per rubare, corrompere, farsi corrompere, è necessaria l'occasione giusta. E l'occasione non viene per caso ma va costruita, pianificata e non tutti possono farlo ma solo pochi "eletti". 
Come? Naturalmente attraverso il potere: ideale quello dei partiti
In quanto Partito (come ogni altro) anche il PD si è trasformato da organo di democrazia (v, costituzione art.49) ad organo di potere autoreferenziale.
 
                                                                  2.A che serve il Partito
Anche molti giovani neo-iscritti che scelgono il Pd per gli indiscussi nobili valori che fanno parte del suo patrimonio storico politico, e che vi entrano con disinteressato entusiasmo d’impegno, ben presto vedranno che i nobili valori lasceranno la precedenza alle un pò meno nobili ragioni di partito ovvero di potere.

Certo, questo fa parte delle regole del gioco della Democrazia: per attuarla bisogna vincere.
Per governare  deve vincere una maggioranza.
Maggioranza però non vuol dire necessariamente attuare la democrazia ma, appunto, attuare la maggioranza  e, soprattutto, possibilmente conservarla occupando i posti (chiave) non tanto da chi è più capace ma da chi meglio garantisca quella conservazione.
In altri termini si dà più importanza ai posti da conquistare che agli obiettivi da perseguire e, come ovvio, al numero di voti più che agli obiettivi da realizzare.

In breve tempo ci si accorge che nella vita di partito, iniziative politiche, incontri, manifestazioni, assemblee, direttivi  ecc., sono solo una serie di compiti  non sull'affermazione  di contenuti e valori che pure questo partito è chiamato a perseguire per Statutobensì sull'affermazione di interessi spesso estranei a quei valori.
In Costituzione (art.67) è escluso il "vincolo di mandato.
Questo,
significa che il trasformismo è ampiamente accolto come cosa normale rende il candidato pienamente libero di passare da una parte all'altra a seconda dell'interesse proprio personale.
C'è chi, per raggiungere un posto (molte volte per avere ulteriori appoggi idonei alla propria carriera) salta da una parte all'altra, anche se avversaria.
E’ avvenuto anche nelle elezioni amministrative locali di questo comune del 2013, quando, un iscritto, una volta perse le primarie interne per la candidatura a Sindaco, passò tranquillamente nella lista avversaria della destra (Pdl-Lega). In questo modo era riuscito, dando manforte all’avversario, a rimediare voti per la sua poltrona di consigliere che altrimenti non avrebbe ottenuto.
 
Questo significa che difficilmente la politica parlamentare potrà mai operare nell'interesse degli elettori.
I risultati li abbiamo avuti sotto gli occhi per tutte le passate legislature (e tornate elettorali) ed il risultato finale è che, non solo i cittadini non ottengono mai nulla dai loro eletti ma che nessuna Legge elettorale (nemmeno quella che ormai da mesi si trascina nelle trattative Renzi-Berlusconi) impedirà che gli stessi eletti divengano avversari contro i loro stessi elettori. Incredibile no?
Ma in Italia è così.




                                                                     3.Gli interessi...di chi?
La competizione politica elettorale, ("sale della democrazia") è sicuramente fisiologica alla Democrazia ove, sin dall'epoca di Pericle, vale la legittimazione finale della maggioranza  che si presume legittimata a governare nell'interesse dei cittadini tutti.
Nel corso degli anni, in  particolare con l'apporto devastante del berlusconismo, tale principio (sancito in Costituzione, art. 1 -2 e segg.)  è andato in crisi ed è stato sconvolto. La maggioranza risultante dal voto, si è trasformata nella legittimazione della supremazia dei partiti (partitocrazia) non per affermare una politica scelta dai cittadini nell'interesse degli stessi ma, paradossalmente, per affermare l'interesse degli eletti.
Anziché designazione democratica (tra l'altro LAUTAMENTE retribuita) al servizio (mission) del cittadino-contribuente,  l'elezione è diventata  una sorta di "vincita al lotto" (o "corsa al privilegio")  dove, i fortunati vincitori, si sono poi accordati in organizzazione di potere autoreferenziale (dicesi... Casta).

                                                            4.Casta, ordinaria corruzione...
Le famose "caste opere" di quest' organizzazione, le conosciamo bene, sia attraverso la letteratura (es."La Casta"-Rizzo, Stella) sia attraverso la storia infinita degli scandali e delle ruberie divenuta ormai ordinaria quotidiana amministrazione. 
Il costo della corruzione in Italia è stimato intorno ai 160mld ed è una sciagura che, anziché diminuire, malgrado condanne e provvedimenti drastici (più annunciati che altro), è in costante aumento.
Questo significa che i partiti (compreso il PD) sono falsi organi di democrazia e veri CENTRI di potere al servizio del MALAFFARE.

                                                                     5.Critica e varie...   
La questione accennata nell'"Introduzione",  in merito alla risposta:

(1),(Franco non so dove hai vissuto fino ad oggi  ma i rapporti tra gli iscritti li ho tenuti vivi eccome in questi mesi, non sto facendo nulla di diverso rispetto a quello che ho fatto prima, di riunioni ne abbiamo fatte tante, a volte troppe.
(2) Criticare va sempre bene, magari sarebbe meglio che la critica non fosse fine a sé stessa. mostra un esempio di come, anche nel nostro partito, ciò che conta è la forma, non la sostanza.
Le cose che riguardano il partito contano evidentemente di più nella loro genericità e nell’immagine “pensata” anziché quelle della realtà.
E' più comodo far credere che tutto vada bene anziché darsi da fare per affrontare lealmente le cose che non vanno, arrivando persino ad inventarsi realtà che non ci sono. In pratica dire bugie. Vediamo.
(1) (Franco non so dove hai vissuto fino ad oggi )…,
Io dichiaro sul mio onore che sono sempre vissuto dove vivevo anche dopo aver conosciuto questo bravo "delegato" che, a suo dire,  avrebbe lavorato moltissimo, organizzato (mentre non ero mai presente)  riunioni , conferenze etc.( persino "a volte troppe"…, ). E dichiaro altresì (sempre sul mio onore) che, malgrado facessi parte del “Comitato per Civati”, al mio indirizzo mail non è mai pervenuto un invito che sia uno. Disguido?Svista? Distrazione? Può essere.
Ma allora, come mai, invece, mi è ben pervenuto sollecitamente l'invito per la festa di candidatura alle europee di Elly Schlein in cui era calorosamente richiesta la mia presenza e con essa il mio voto e contributo in denaro?
Che questo "bravo" si ricordi molto bene di me, (e probabilmente degli altri iscritti), in queste circostanze, e molto meno in quelle delle sue "a volte troppe" riunioni, mi pare la dica lunga!
(2)
magari sarebbe meglio che la critica non fosse fine a se stessa…
 Anche su questo punto dichiaro sul mio onore che la penso così anch’io.
Bisogna però vedere se la mia critica era davvero fine a se stessa. E secondo me, proprio non lo era…
Domanda:
Ma a questo partito importa davvero il contributo d'idee degli iscritti, conoscerne qualità,  suggerimenti e critiche per migliorare se stesso a cominciare dalle relazioni tra le persone?

A me sembra proprio di no e lo vedremo nelle "cose" che racconterò più avanti.

                                                      6.Al primo posto il voto, non la stima.
Salvo rare eccezioni, nella mia militanza, non ricordo di aver mai visto un dirigente felice di ricevere riserve e/o critiche.
Anche se apparentemente accolta (della serie “grazie, questo mi dà l’opportunità ...),  la domanda critica, al leader riesce sempre indigesta per i motivi seguenti.
*La sua risposta, ancorché garbata, sarà sempre (e forse non può che essere così) generica, vaga, rinviabile, spesso ermetica (vedi "Fai come Renzi" prf."dirlo bene ma non dire niente"posiz. 80-673).
*Rispondere evasivamente ma simpaticamente, per non rispondere niente, per il politico (o aspirante tale, nonché per il partito che rappresenta), non è un difetto, ma è un'arte!
Lo si può vedere in qualsiasi conferenza -stampa dove siano intervistati, i più top-men che, proprio per questo, dovrebbero dimostrare più sapienza che simpatia. Ponestà che abilità ad eludere le domande..


Chiunque raggiunga un certo posto di potere, non sopporta mai la critica, non la capisce, non la prevede e, (sia essa più o meno fondata) la teme.

Non solo perché, il più delle volte, non sa cosa rispondere ma soprattutto perché teme, che quella critica gli costi una brutta figura a scapito di  voti (ho detto voti, non stima).
Quei voti da prendere (se candidato) o da perdere (se eletto).
Né gli interessa la qualità della domanda (cui è indifferente)  mentre lo preoccupa molto solo l'eventualità che chi gliela pone possa prenderlo in "castagna" dimostrando più preparazione di quanto crede di averne lui.
Solo questo preoccupa al politico, sia esso top-man, sia esso l'ultimo dei  funzionari o aspirante di carriera...
Ma oggi, nemmeno più di tanto.
Proprio perché egli stesso si accorge che, (pur dopo aver offerto a tutti libertà di parola e di critica), sembra proprio venuta meno la stessa voglia di parlare e, con essa, la scocciatura di rispondere.
Ci sarà un motivo?



                                                    7.Le relazioni tra iscritti (on-line e non).
   Recentemente, nel corso della mia militanza, mi sono imbattuto in uno spiacevole caso di censura, che oltre per la sua assurdità, descrive l'"andamento" nei rapporti relazionali tra iscritti di questo "circolo" e tra questi e i Dirigenti.
   Non per essermi comportato male, non per aver usato termini sconvenienti, ma per il semplice fatto che a qualcuno non andava a genio il leggere ciò che scrivevo o ciò che rispondevo a chi mi scriveva.
    Qualche tempo dopo il suo insediamento, il Segretario di questo "circolo," pensò bene di istituire dei social groups on-line collegati ai gruppi di lavoro di circolo. (Il circolo è organizzato anche in gruppi di lavoro aperti su tematiche di maggior interesse civico (sanità,  sociale, riforme, viabilità, territorio (A.T.I.), Scuola ed  altro).
    All’inizio vi fu una fase di buona adesione ove l’iniziativa sembrava favorevolmente accolta tra gli iscritti. 

Si aprì subito, on-line, una frequente discussione tra chi, come me, piace il ragionare e  lo scambio d’idee on-line. L'argomento era di notevole interesse (Sanità - Ospedale Unico) e anche se gli interlocutori erano sostanzialmente tre, vi un certo vivace scambio d'opinioni conclusosi con un documento condiviso.  (poi approvato in Direttivo, dato  alle stampe e qui visibile)
Successivamente, nel corso di altre discussioni, si fecero vivi alcuni che contestavano gli interventi di alcuni altri lamentandoli fuori tema ovvero troppo lunghi chiedendo,  nel contempo di essere cancellati dal googlegroup. (Per la cronaca, un’iscritta, arrivò persino a scrivere,  che i googlegroups erano troppo democratici! (sic!)


Qualche tempo dopo il Segretario del circolo (gestore degli e-groups) ebbe questa brillante idea: disponeva il divieto della discussione interlocutoria tra i membri  salvo che per le "comunicazioni da lui diramate agli iscritti in modo "unidirezionale."
Malgrado un'immediata lettera di protesta con varie firme, inviata a lui ed alle segreterie, provinciale e regionale, nulla a tutt'oggi è stato risposto  e nulla è successo salvo la conferma che quel provvedimento era stato preso a seguito delle lamentele di cui sopra.

A questo punto c’è da chiedersi:  a parte l’insensato provvedimento del Segretario, come si può spiegare quest'intolleranza alla lettura, alla scrittura e alla partecipazione on-line  proprio da parte di quegli stessi che ne avevano fatto richiesta, al punto da chiederne ed approvarne la chiusura?


E’ come se, nel caso io non mi sentissi interessato ad un dato e-forum in facebook, (e così è veramente: molti forum non mi piacciono, e non vi partecipo!) ne chiedessi al  fondatore la chiusura immediata!


Ma anche a proposito dell'ultimo comunicato stampa sullo scandalo Mose (vedi qui)  credo valga la pena dire qualcosa.
Invero, mi accorgo che non c'è da dire granché proprio perché è lo stesso documento che si commenta da sé.
si dice tutto ciò che chiunque direbbe, si elenca tutto ciò che chiunque elencherebbe, si condanna tutto ciò che chiunque condannerebbe, e si parla di uno scandalo come della scoperta dell'acqua calda. Sì: ipocrisia, retorica, formalità e, in più, inutilità d'apparato.

Tutto ciò aumenta la distanza tra dirigente ed iscritti, accresce l’autoreferenzialità e l’isolamento di chi, eletto, tutto sommato non vede... di meglio.

Il punto è che, al di là di quell'insensato provvedimento censorio, l’episodio ha messo in luce che, (on-line oppure no), tra gli iscritti non c'è comunicazione né confronto vivo  d’idee, e che in questo circolo non si parla affatto.
Questo potrebbe spiegarsi qualora, per assurdo, le cose che riguardano il partito andassero talmente a gonfie vele che non vale nemmeno la pena di parlarne. Quest'ipotesi, non solo è assurda di per sé, ma è talmente opposta a quanto sta succedendo nella realtà cittadina (di cui il partito è tenuto a rispondere)che è molto fondato il sospetto che sia meglio non parlarne proprio per nasconderla e fingere di non vederla.    
 

 
 
8.Quel programma troppo bello...da non crederci!
 
Sì, nell'imminenza delle elezioni amministrative del maggio 2013, per il Pd tirava un bel vento e un po' alla volta ci si rendeva sempre più concreta l'ipotesi di un risultato in favore della vittoria della nostra bandiera. 
Si designò la candidatura del sindaco nella persona del Sig. Andrea Cereser che, almeno per quanto mi riguardava,(e per quanto potesse valere il mio giudizio) ne presentava i requisiti.

Nel corso della sua bella campagna elettorale (anche da me attivamente appoggiata), mi entusiasmò davvero il suo roseo programma impostato su tutto ciò che potesse contemplare il miglioramento della qualità della vita prossima ventura e che toccava le tematiche più qualificanti come:
DISCONTINUITA' E CAMBIAMENTO
Meno burocrazia: in Comune con un click
Abbassare le tasse (abbassando le aliquote comunali, TARES ecc.)
Tagliare i costi della politica e riqualificare la spesa: meno assessori più servizi
Aziende partecipate efficaci ed efficienti: analisi e controllo dei benefici sociali e dei servizi
Più fondi per la cultura, sicurezza, giustizia, sport, servizi sociali; meno per arredi ed immagine
SOSTENIBILITA'
Il fiume simbolo di una riqualificazione urbana
La "Città del Piave" e l'"Unione dei servizi" del Sandonatese per servizi più efficienti
Più trasporto pubblico locale
Favorire l'insediamento di imprese "verdi" innovative e lo sviluppo del turismo enogastronomico ee ciclopedonale
Pianificazione degli investimenti per la riqualificazione energetica e la sicurezza degli edifici pubblici (ad es. edilizia sostenibile))
Servizi per anziani, giovani, e famiglie diffusi nel territorio
PARTECIPAZIONE
Ogni 6 mesi confrontare le scelte con cittadini ed associazioni
Stendere e pubblicare il Bilancio comunale
Creare spazi condivisi nel centro e nelle Frazioni (scuole, centri civici...)
rivitalizzare il centro: rilancio della residenza, dei servizi e del commercio
Manutenzione di marciapiedi, strade ed illuminazione pubblica
Ampliamento della pedonalizzazione del centro
SICUREZZA E LEGALITA'
Mantenere il giudice di pace
Informatizzare i sistemi di controllo delle aree pubbliche
Illuminazione distribuita in tutta la città con riduzione complessiva di inquinamento luminoso
Sicurezza stradale
Sostenere progetti di formazione nelle scuole per le nuove generazioni
LAVORO E MOBILITA'
Promuovere attività ed iniziative che favoriscano l'incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro
Rilanciare San Donà come cerniera produttiva del Basso Piave
Condivisione della pianificazione urbana, produttiva e della mobilità
Metropolitana di superficie "SFMR"

Na come se non bastasse, per la serie del chi più ne ha più ne metta, varrebbe la pena vedere anche qui  ovvero qui, per farsi un'idea di quale gigantesco ambaradan di idee che il nostro sindaco aveva profuso e, badate bene, tutte belle, anzi, (pardon), sin troppo belle per essere vere...   


                                                      9.Strette, instabili intese.
  Si sa che tutti i partiti e tutta la politica in Italia è finita sotto i tacchi delle scarpe della popolazione italiana. Si chiama antipolitica, ma il termine esprime poco esattamente il livello del biasimo e dell'ira che si è radicata, e a ragione, nella maggioranza della popolazione del paese. Non spiega abbastanza la totale deriva nazionale in cui i malfattori e gli incapaci della politica hanno gettato il Paese.
.
Se prendiamo i dati delle ultime "Europee" e sommiamo la percentuale degli astenuti (42%) con il partito più antipolitico italiano (M5S) vediamo che il 62% degli elettori Italiani non nutre più alcuna fiducia nella politica né, in particolare, più di un ette in ciò che Matteo Renzi, si sforza di predicare con grande entusiasmo (e, bisogna dirlo, con grande coraggio): la speranza contro la rabbial'ottimismo contro lo scetticismo dei gufi, e che la crescita potrebbe essere tanto più a portata di mano quanto più se ne nutrisse fiducia.
    
Ciò non significa che quel 40,8%  ottenuto da Renzi non rappresenti legittima fiducia verso di lui ed il suo governo e che, malgrado qualche vistoso contrattempo (ad es. i 100 giorni trasformatisi in 1000 e altre  un po' meno vistose "contraddizioni"...), nulla impedirebbe di sognare che, prima o poi,  questo rigoglioso governo, possa essere per davvero quello che ci farà risollevare (magari almeno un po') dalla crisi, aprirci almeno un qualche piccolo spiraglio di futuro, ovvero, che almeno un paio dei crono-obiettivi, così convintamente programmati, possa essere davvero raggiunto. Possibile che questo sogno sia così distante da una realtà possibilmente prossima?
Sembra incredibile, ...ho il fondato sospetto che sia così.
Vediamo perché?

Quel 62%, di non-votanti e di antipolitici ,oltre che un'impressionante segnale di disimpegno, rabbia, ed esasperazione di massa, rappresenta contemporaneamente anche un  drammatico vuoto di rappresentatività democratica. 
Mi si può obiettare che Obama negli U.S.A. è stato eletto da una minoranza di elettori (meno del 50%) e non per questo è mai stato delegittimato.
Il fatto è che gli USA sono gli USA e l'Italia è l'Italia dove non c'è (per farla breve) il "presidenzialismo" né le condizioni che possa esservi introdotto.
Nella situazione governativa-istituzionale italiana (dove tra l'altro langue una riforma elettorale che sembra mai andare in porto da decenni), nessun governo come quello attuale (ieri a larghe oggi a strette intese), potrebbe mai varare alcuna riforma senza l'incombente rischio di soccombere...in corso d'opera.

Il sostegno a questo governo infatti è di per se stesso precario ed instabile poiché le parti che compongono la coalizione su cui si regge (intese) sono per loro natura in conflitto d'interessi continuo.
Lo stesso PD è in conflitto d'interesse con se stesso poiché in questo stesso partito sono presenti categorie di diversa estrazione, sia d'interesse ideologico, sia di potere politico.     
In presenza di quella pesante cifra (62%) della contro-politica nazionale, questo governo (per quanto suggestivamente nobilitato dall'eloquenza del suo giovane super-leader) è sostenuto da strette quanto instabili intese che (è sotto gli occhi di tutti) non riescono nemmeno a concordare le regole del gioco della partita elettorale.

Credere che Renzi,  in una condizione del genere, riesca a portare a casa qualcosa di fatto (e di non solo brillantemente detto, vuoi sul piano della flessibilità europea, vuoi sul piano delle riforme, vuoi sul piano del rilancio della produzione e dell'occupazione,) ...è cosa dura ...


                                                ...(ahi, quanto a dir qual era... )