lunedì 16 maggio 2016

Il messaggio che dobbiamo proclamare


Sembra molto più facile a dirsi che a farsi.
E' un "dejà vu" cui ormai nessuno più ci fa caso tante sono le volte in cui abbiamo sentito proclami e promesse da parte di leaders politici o religiosi, mai mantenute, mai realizzate.
Ricordiamo quanti capi, dittatori e premiers hanno promesso di cambiare le cose per una società più giusta e felice senza che nulla di ciò sia stato realizzato, ovvero, molto spesso, realizzato nell'esatto contrario, (spesso tragico), di quanto da loro magnificato e promesso?

Chi mai oggi può riporre fiducia su quanto questi capi continuano ancora a promettere e proclamare? 
In quale buongoverno oggi un cittadino potrebbe prestar fiducia o in quale leader che possa garantire un minimo di corrispondenza tra le promesse ed i fatti?
Ma al di là di questi "grandi proclamatori", come o in che cosa si potrebbe sperare oggi affinché possano finire guerre, ingiustizie, orrori e disastri di questa società ed aspettarsi un mondo coabitato da uomini in pace, liberato da malattie, oppressioni, ingiustizie e morte?

Eppure l'atteggiamento generale non sembra affatto preoccuparsene più di tanto. La maggioranza delle persone vivono oggi in un atteggiamento mentale che presenta aspetti che, se non fossero realmente gravi, a prima vista, apparirebbero persino giusti, logici.
I più, non sembrano affatto turbati da quanto di  tremendo e tragico avviene ogni giorno intorno a noi in cui migliaia di persone perdono la vita in fuga da guerre, dittature e carestie.
Soprattutto, non sono affatto interessati ad alcuna spiegazione.
Non sono nemmeno interessati alla possibilità di un possibile cambiamento che migliori la propria e l'altrui vita.
E, se qualcuno dicesse loro che tali tragedie hanno a che fare con la Bibbia  e che nulla può cambiare in meglio se non per qualcosa che riguarda da sempre il comportamento e la trasgressione dell'uomo contro le norme bibliche, , ...apriti cielo...non ne vogliono sapere.

E' proprio vero che sia così?
In certo modo, questi indifferenti, una speranza ce l'hanno, secondo il seguente paradossale ragionamento:
"sì, vedo anch'io che tutto va male, capisco che potrebbe capitare anche a me di ammalarmi e morire, ma che ci sposso fare? Meglio "non pensarci"!  Intorno a me vedo anch'io le guerre, gli stupri, l'abominio, i disastri. Ma che ci posso fare se non sperare che continui a non toccare a me che tanto già sono oberato dai guai e dalle preoccupazioni di ogni giorno?"
Certo. Il ragionamento filerebbe perfettamente per chi dicesse sinceramente quello che pensa. Ma è così?
In realtà, chi si esprime così, sa che non la pensa così e che in cuor suo vorrebbe di certo che le cose cambiassero in meglio.
Chi mai potrebbe decidere che la morte è più desiderabile della vita o che è preferibile ammalarsi che star in salute? Nessuno infatti.
Tutti preferiamo la salute alla malattia, la vita alla morte. Nulla potrebbe impedirci di scoprire che se le cose del mondo vanno così c'è una precisa ragione da capire attraverso la quale la nostra stessa vita di ora potrebbe migliorare. Questa ragione si scoprirebbe accostandosi alla Bibbia ed al Suo Supremo ispiratore. Si scoprirebbe l'immensa Grandezza di Dio che ha offerto in riscatto il Suo Unigenito Figlio, affinché riacquistassimo la vita eterna.(Giovanni 3:16)
Ma negando la Fonte della vita quale espressione di un Dio amorevole il cui proposito originario era ed è quello di farci vivere felici in eterno, dove o come potremmo riporre le nostre speranze?
Solo in una speranza immaginaria della serie "fin che c'è vita c'è speranza" senza peraltro voler ammettere che esiste una speranza non già vaga e simbolica ma presente e viva che porta beneficio immediato nella vita di ogn'uno.

Non si vuol saperne. E c'è il perché.
Chi la pensa così non è pazzo né uno  sprovveduto.
Purtroppo mente sapendo di mentire a se stesso, sottovalutando, nel contempo, il danno che questo gli procura. Ma c'è il perché.
Purtroppo, esercita in se stesso la stessa determinazione del Grande Ignobile re della menzogna che ha questo preciso obiettivo: tenere distante Dio dalla mente dell'uomo e convincerlo che non in Dio ma nelle proprie sole nostre proprie capacità e forze sta la salvezza.
Si forma così l'ingannevole convinzione (balzana) che, in fondo, basta coltivare il sogno di non morire per non morire.
Quale mostruosità!
Anche se tale mostruosità si smentisce da sola, essa trova comunque albergo nel cuore e nella mente dell'uomo per la seguente causa.
La falsa religione.
La chiesa cattolica, nascondendo la Bibbia, concorre (e in certo senso incoraggia) tale mostruosità.
In modo falsamente sentimentale e pietistico diffonde la speranza del sogno illusionistico di Satana: basta sognare e tutto si realizzerà: la vita  è un sogno.(1).
In realtà è il modo più subdolo per rifiutare Dio illudendosi ed illudendo che non sia così.(2)

 “Il vero Dio”. Quando Geova dichiarò: “Voi siete i miei testimoni”, lo fece in un contesto in cui veniva dibattuto chi fosse il vero Dio. (Isa. 43:10) Il messaggio da annunciare non è semplicemente che bisogna essere religiosi o credere in un dio. Si deve dare alle persone l’opportunità di apprendere che il solo vero Dio è il Creatore del cielo e della terra. (Isa. 45:5, 18, 21, 22; Giov. 17:3) Solo il vero Dio può predire infallibilmente il futuro. È nostro privilegio far notare che l’adempimento della parola di Geova nel passato è una base valida per credere che qualunque cosa egli ha promesso per il futuro si avvererà.  — Gios. 23:14; Isa. 55:10, 11.. (dal libro: "Traete beneficio..." )

Questo è il messaggio che dobbiamo proclamare.

                                                                                   ***


(1)E' incredibile che tale ingannevole messaggio trovi eco in moltissime opere d'autore e in molte diffuse filosofie e correnti artistiche e letterarie. E' la stessa chiesa che, anziché condannare, asseconda il culto delle immagini (chiaramente condannato nella Bibbia)  traendone anche importanti profitti economici giocando spudoratamente sull'ignoranza e sulla credulità.

(2)Rifiutare Dio, non è come avere già scelto la morte nella propria vita? Accontentarsi di qualche effimera illusione di piacere o di relax, sapendo che poi torna tutto il peso della tristezza e della depressione di una vita senza la gioia di una speranza sicura, può forse rendere la vita migliore?
Io credo proprio di no.

venerdì 13 maggio 2016

Dal BLOG DI BEPPE GRILLO



I Testimoni di Geova e il terremoto in Abruzzo




La religione può salvare la vita di una persona o farla entrare (in anticipo) nel regno dei cieli. In Abruzzo i Testimoni di Geova si sono salvati, i cattolici hanno raggiunto il Paradiso. I geoviani, prima del terremoto, hanno avvertito i membri della loro comunità del pericolo. Raccomandato di dormire in macchina e di tenere con sé delle valigie con il necessario. Sono tutti sopravvissuti.
Vescovi, arcipreti e parroci non erano al corrente di nulla? Non hanno sentito la necessità di denunciare il pericolo? Forse si, forse no. Le campane delle chiese sono rimaste mute. La voce della Chiesa non ha prodotto la più piccola eco prima del sisma. Se Bertolaso fosse stato un Testimone di Geova gli abruzzesi non avrebbero pianto centinaia di morti. Per Radio Maria il terremoto è stato voluto dal Signore perché anche gli abruzzesi partecipassero alla sofferenza della sua Passione...
"Gentile Signor Beppe Grillo,
chi le scrive lo fa da una parte dell'Abruzzo che, grazie a Dio non ha subito danni, (paura a parte) visto che vive sulla costa.
Non posso darle torto quando sottolinea il fatto che, visto che da mesi l'Aquila era soggetta a forti scosse, si poteva fare di più.
E le segnalo un fatto che lo conferma.
Ho molti parenti e conoscenti che sono appartenenti ai testimoni di Geova. Questa comunità è molto unita pronta a soccorrersi a vicenda e, in occasione del terremoto, le comunità vicine si sono subito mobilitate per soccorrere i confratelli che ne avevano bisogno.
Su richiesta di mio figlio, membro attivo di questa religione, e anche perché desiderosa di rendermi utile, ho reso disponibile la mia casa e mi sono preparata per ospitare una famiglia, (una coppia con due ragazzi) e mi sono preoccupata di quello che poteva servire con urgenza loro, immaginando non avessero più nulla.
Immagini la mia meraviglia nel vederli arrivare con i bagagli al seguito!
Così mi hanno spiegato che già settimane prima, in tutte le comunità de l'Aquila interessate da fenomeni sismici, alle loro riunioni settimanali, era stato suggerito loro come prepararsi ed essere pronti ad un eventuale cataclisma. Era stato trattato con cura l’argomento ed erano state date delle vere e proprio direttive pratiche: preparare valigie con l'occorrente per le prime necessità, non solo abiti ma anche coperte, scorte di viveri e bottiglie d'acqua. Tenere sempre le macchine pronte e cariche ma evitare di parcheggiarle nei garage ma parcheggiare al sicuro, in spazi aperti. Tenere sempre i telefonini a portata di mano.
Tutto questo tratto da un articolo del giornalino "Svegliatevi" che era stato stampato l'anno scorso e che trattava proprio di questo.
Infatti, dei più di 200 testimoni di Geova cittadini dell'Aquila nessuno è rimasto vittima del sisma. E so di sicuro che molti altri, parenti e vicini di casa devono almeno la vita a queste informazioni.
Tutto questo mi ha lasciato a bocca aperta!
Incredibilmente, seguendo pochi ed utili accorgimenti una piccola comunità religiosa ha salvato molte vite! Ma allora mi chiedo: cosa sarebbe successo se l'intera città avesse avuto le stesse pratiche informazioni?
Ora lascio a lei trarre le opportune conclusioni.
Un grosso GRAZIE dal profondo del cuore per le sue battaglie!" M. B.